«Se quell’edificio chiude, il centro muore»

Il decano dei commercianti Sfoglia: una follia dichiararlo di categoria E, colpiti lavoratori e famiglie
TERAMO. «Non possiamo chiudere, sarebbe più che un disastro». Dopo aver trascorso gran parte della mattinata in Comune, a colloquio con amministratori e tecnici, i commercianti di palazzo Pompetti, l’edificio dichiarato inagibile a due anni dalle prime scosse sismiche e che ospita uffici dell’ente, tornano a sperare.
«Speriamo davvero che si riesca a trovare una soluzione», affermano, «perché in caso contrario in quei locali non riusciremmo a tornare mai più». Per loro è stata una nottata di tormenti e ansia, dopo aver saputo nella serata di giovedì che il sindaco Gianguido D’Alberto aveva firmato l’ordinanza di sgombero dell’immobile a seguito dei risultati di una nuova verifica strutturale da parte della Protezione civile. A parlare è Dario Sfoglia, storico commerciante di piazza Martiri. «Se chiudono quel palazzo», sintetizza, «si può anche sgomberare del tutto il centro storico, non rimarrà nulla».
L’immobile ospita al pianterreno negozi che, come il suo che pure non è interessato dal provvedimento del sindaco, hanno fato la storia del commercio cittadino. A cominciare dal Caffé Grande Italia, che occupa 15 persone, e di Mazzitti, nome simbolo nella vendita di calzature. «Si tratta di attività che danno lavoro a tante famiglie, tra commessi, camerieri e altro personale, oltre che ai titolari», tiene a precisare Sfoglia, «ma ci sono anche famiglie che abitano in quell’immobile e sarebbero costretti ad abbandonare le loro case». È già successo a tanti cittadini, compreso lui, che nella fase dell’emergenza immediata post sisma hanno dovuto lasciare le loro abitazioni. «Sotto l’aspetto psicologico siamo stati devastati», fa notare Sfoglia, «è peggio di un lutto». Non si può fare a meno di reagire per buttarsi finalmente alle spalle la situazione emergenziale e ripartire, ma l’ennesimo colpo inferto al cuore della città con l’inagibilità di palazzo Pompetti rischia di essere letale. «Una follia», la definisce il commerciante, «perché l’edificio era stato dichiarato C dopo i primi controlli, con soldi spesi dal Comune per lavori destinati a tenere aperti gli uffici e improvvisamente è diventato di categoria E, per cui da sgomberare». Sfoglia non entra nel merito delle valutazioni tecniche e delle relative responsabilità. «Sarebbe stato opportuno però riflettere sulle conseguenze», conclude, «arrivando a una soluzione diversa». (g.d.m.)
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