Seccia: «Teramo, ti auguro di crescere»

Parole di affetto per la comunità ma anche un invito a dare di più. Lascerà in cattedrale il calice donatogli 11 anni fa
TERAMO. Lascerà in cattedrale il calice che gli fu regalato dal clero teramano undici anni fa, nel giorno del suo insediamento. Con l'annuncio di questo gesto simbolico il vescovo Michele Seccia sottolinea il legame forte con la comunità ecclesiale da cui prende commiato. Dalla nunziatura apostolica ha appena ricevuto la conferma della sua nomina da parte di Papa Francesco alla guida dell'arcidiocesi di Lecce, dove inizierà il suo mandato ai primi di dicembre. Quel calice resterà in duomo come segno dell'unione spirituale tra Seccia e la Chiesa di Teramo-Atri.
«Non è il rifiuto di un dono», precisa il vescovo, «ma ribadisce la comunione e l'affetto vissuti qui». Per la "comunicazione" del suo trasferimento ha chiamato a raccolta in episcopio sacerdoti, religiosi, catechisti e rappresentati delle associazioni diocesane. «Di solito parlo a braccio ma questa volta ho scritto», rivela Seccia con la voce a tratti increspata dall'emozione, «perché il momento lo richiedeva». Nella lettera che raccoglie «idee spontanee», messe su carta durante un recente viaggio in Perù per impegni pastorali, il vescovo parla di una scelta che «mi pone nella condizione necessaria per mettere dinanzi a Dio e alla coscienza le mie mancanze, la mia impulsività ed anche il mio silenzio, spesso identificato con indifferenza o distacco, pur sempre accompagnato dalla preghiera».
Seccia, comunque, sente di aver mantenuto la promessa fatta ai sacerdoti al momento del suo insediamento. «Tutto e tutti siete stati presenti nel calice donatomi all'inizio del mio ministero tra voi», assicura, «ogni qualvolta che ho celebrato l’Eucaristia, in pubblico e in privato nella cappella dell'episcopio». Gli undici anni trascorsi a Teramo hanno sedimentato in lui «simpatia, affetto e un senso di familiarità» a cui si è aggiunta la sensazione che «a volte ognuno si ritira nel proprio orto». L'auspicio dunque rivolto a «questa Chiesa particolare che ho amato come famiglia è di crescere come comunità nella comunione». Seccia ringrazia e chiede preghiere, per la sua nuova missione, ai presbiteri, ai sacerdoti e ai membri delle aggregazioni laicali di cui sottolinea l'impegno nell'aver «collaborato con capacità, disinteresse e passione con il vostro pastore, anche in assenza di opinioni condivise». Il suo ingresso nell'arcidiocesi di Lecce, che segna il ritorno in Puglia, nella sua terra d'origine e dov'è stato vescovo di San Severo, coinciderà con l'inizio dell'Avvento, il 2 o 3 dicembre. «E' una data molto importante», sottolinea Seccia, «perché fui ordinato proprio in quel periodo, all'inizio dell'anno liturgico». Fino a quel momento resterà alla guida della Chiesa teramana. «Oggi posso confermare, con umiltà e nella verità, di non essermi risparmiato per il bene dei singoli, delle comunità e dell’intera diocesi», conclude il vescovo, «anche quando l'impegno profuso non ha ottenuto i risultati attesi e desiderati».
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