Sedute operatorie ridotte del 35% I primari: troppi pazienti in attesa

Frena l’attività nelle sale per le norme sugli orari: arrivati 4 anestesisti, ora mancano gli infermieri I medici: «Non può andare avanti così, gli interventi di routine possono essere rimandati di mesi»
TERAMO. Un inizio dell’anno sotto una cattiva stella per l’attività chirurgica nell’intera Asl e in particolare per l’ospedale di Teramo. D’altronde non ci voleva Branko per prevedere che l’entrata in vigore delle nuove norme sugli orari volute dall’Europa aggiunte alla carenza di personale nella piastra operatoria avrebbero creato non pochi problemi.Il risultato è che l’attività operatoria si è ridotta del 35%. Di conseguenza le liste di attesa per gli interventi non urgenti si solo allungate e le lamentele dei pazienti sono aumentate.
Tutti i chirurghi dell’ospedale – con qualche distinguo – sono fortemente preoccupati per la brusca frenata dell’attività chirurgica. «Nei primi due mesi dell'anno il numero di interventi chirurgici al Mazzini è stato poco più della metà di quelli del 2015», esordisce Vincenzo Cipolletti, urologo e segretario dello Smi, «le liste di attesa si stanno allungando terribilmente anche per i tumori che andrebbero operati tempestivamente. E i pazienti che strada prendono? Vanno altrove. La struttura, continuando in questa situazione è in grado di recuperarli? La maggior parte degli obiettivi di budget sono inerenti all'incremento del numero di interventi chirurgici, quindi saltano. Il rischio dunque è che non si raggiungano gli obiettivi strategici, sacrosanti, che l'azienda si è data».
«Al Mazzini disponiamo di 8 sale operatorie: di mattina ne funzionano 5 e di pomeriggio una, al massimo due (una è per le urgenze)», aggiunge Mario Cicconi, primario della chirurgia generale, «e chi si deve operare, soprattutto per interventi di routine, resta in attesa. Abbiamo chiesto ai capi dipartimento di fare una ricognizione di personale per recuperare qualche unità da destinare alle sale operatorie, soprattutto personale non medico. Anche perchè eventuale personale fornito dall’agenzia interinale Etjca che viene assunto a tempo, va formato, ci vuole tempo».
«L’anno scorso avevamo due sedute piene a settimana, dalle 8 alle 20, ora ne abbiamo 3-4 al mese in meno», osserva Berardo De Berardis, primario del reparto di chirurgia generale ad indirizzo oncologico, «ormai noi facciamo pochissima chirurgia generale per dare la precedenza ai tumori. E così accade che chi deve sottoporsi ad esempio a interventi alla tiroide o alla colecisti si senta dire che deve aspettare fino a ottobre. In tutto l’ospedale arriviamo a centinaia di interventi in meno. Non mi sento di dare la colpa a nessuno, ma penso che sia un problema di organizzazione». Anche in ginecologia si avverte il rallentamento dell’attività chirurgica. «Certo, c’è un allungamento delle liste di attesa», conferma il primario Anna Marcozzi, «anche se per fortuna noi usiamo un escamotage: parte dei “day surgery” li facciamo ad Atri. Tutta l’endoscopia uterina operativa la svolgiamo, per ora una volta a settimana, ma spero presto due, ad Atri. E' una cosa grave: il motore dell'ospedale di Teramo dovrebbero essere le sale operatorie. Per uscire da questa situazione penso che bisognerebbe recuperare lo spirito di squadra e remare tutti verso il raggiungimento degli obiettivi. E' un problema tipico della pubblica amministrazione». La chirurgia vascolare a gennaio e febbraio ha svolto in totale 9 sedute in meno rispetto all'anno scorso. «Quindi almeno 20 pazienti operati in meno», spiega il primario Walter Di Nardo, «e purtroppo in queste sedute bisogna operare anche pazienti in urgenza, per cui l'elezione slitta. E' un problema grosso, a fine marzo ci hanno garantito che la situazione dovrebbe tornare normale. Lo spero vivamente: Teramo è sempre stato un ospedale chirurgico non può perdere questa peculiarità».
A spiegare che cosa è accaduto è il primario dell’anestesia e rianimazione Roberto Berrettoni: «Le nuove normative sull’orario ci hanno penalizzato non poco. Comunque sono arrivati altri 4 anestesisti, per cui sebbene in pianta organica dovremmo essere 27 e ora siamo 22, ora l’emergenza è un’altra: il personale non medico. Mancano infermieri, cinque sono in maternità e se è vero che 5 sono arrivati con la mobilità interna, altri 5 sono andati via. Semmai la situazione è peggiorata: adesso i nuovi li dobbiamo formare. Questo mese abbiamo aumentato le sedute da 108 a 138 ma mancando gli infermieri non possiamo fare di più: in sala per ogni medico c’è un infermiere, un ferrista e un Oss. Attualmente potremmo anche tornare alle 160 sedute dell’anno scorso, ma senza personale infermieristico siamo bloccati: il nostro è un lavoro di equipe».
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