Senso unico alternato nel traforo: l’incubo torna nel settembre 2025

Il commissario Caputi: «Niente semaforo d’inverno per il rischio ghiaccio e d’estate per il turismo» Ma Sorgi annuncia un anno di cantiere per mettere in sicurezza le gallerie con turni di lavoro h 24
TERAMO. Chiusura al traffico di mezzo traforo del Gran Sasso e senso unico alternato con ritardi da incubo: se ne riparla tra un anno... forse. Nell’incontro organizzato ieri all’Aquila dal Pd regionale è venuto fuori che i sondaggi all’interno dei tunnel, che dovrebbero preludere al progetto esecutivo di messa in sicurezza dell’acqua del Gran Sasso, potranno riprendere, secondo il commissario governativo Pierluigi Caputi, a settembre del 2025, non prima. «In base all’indirizzo dato da Strada dei Parchi e dalla polizia stradale», ha detto Caputi, «sono disponibili solo i mesi di settembre e ottobre perché nei mesi invernali, in caso di ghiaccio e neve, i mezzi pesanti in coda al semaforo non potrebbero ripartire con quelle pendenze o impiegherebbero tempi troppo lunghi. Negli altri mesi sarebbe eccessivo l’impatto sulla mobilità turistica».
Un anno di tregua, dunque, per chi si sposta tra l’uno e l’altro versante del Gran Sasso? Così pare, ma la certezza non c’è. Perché oltre alla messa in sicurezza dell’acqua deve partire quella delle gallerie. E ieri all’Aquila Antonio Sorgi, il Rup (responsabile unico del procedimento) nominato dal commissario governativo per la sicurezza antisismica di A24 e A25, Marco Corsini, ha detto: «Una volta approvato il progetto esecutivo, i lavori per la messa in sicurezza strutturale delle gallerie dureranno un anno, con cantiere su tre turni h 24. È un traforo non a norma, l’alternativa è chiuderlo; ora è aperto in deroga, anche il sistema antincendio non è a norma, vanno sostituti tutti i cavi». Un anno di lavori nel traforo a prescindere da quelli per il sistema idrico, dunque. Ma durante quei lavori il traffico come sarà regolato? Gli interventi di competenza dei due commissari saranno coordinati, o le province aquilana e teramana saranno condannate all’isolamento per anni? Per ora, non ci sono risposte.
Nel workshop istituzionale tenuto nella sala ipogea del consiglio regionale, convocato dai consiglieri regionali del Pd Pierpaolo Pietrucci e Sandro Mariani e disertato dal centrodestra (con tanto di strali polemici di Marsilio), il protagonista è stato senza dubbio Caputi. Giorgio Morelli, ingegnere, già dirigente della Forestale e coordinatore del pool di consulenti tecnici incaricati dalla Procura di Teramo per lo sversamento del 2002, lo ha subito attaccato: «I sondaggi sono inutili, perché già abbiamo un quadro della circolazione idrica conosciuta, e non esiste un punto idrico al riparo da ogni contaminazione. La soluzione è l’isolamento dei laboratori e delle gallerie, azzerando ogni contatto con la falda acquifera, ma è estremamente costosa e con enormi problemi logistici. Oppure non si fa nulla, opzione zero, e si potenziano al massimo i sistemi di monitoraggio, realizzando anche potabilizzatori esterni». Ha ribattuto Caputi: «La possibilità che i sondaggi possano creare problemi è a dir poco remota. Ci sono varie soluzioni da valutare in vista della progettazione definitiva, tra queste anche quella del mio precedessore Corrado Gisonni (commissario dal 2019 al 2023, che pensava di realizzare un cunicolo di servizio più ampio dove allocare la conduttura idrica, ndr). Ma l’opzione zero non è praticabile. Se si ribalta un camion che trasporta sostanze oleose, la permeabilità non sappiamo quanto durerà. E dopo otto ore non si potrà più fare stoccaggio di acqua. Occorrono strutture che captino acqua come alternative per ogni evenienza». Nuove captazioni, dunque? Ma sono vietate dalla legge. Dubbi e incognite restano. Una sola cosa sembra certa: Caputi, Ruzzo Reti e Gran Sasso Acqua dovranno realizzare potabilizzatori su entrambi i versanti per garantire la continuità dell’erogazione di acqua potabile. Come aveva già stabilito Gisonni anni fa.(d.v.)
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