Sentiti i “clienti” del tunisino ucciso

Interrogati alcuni tossicodipendenti che si rifornivano dall’uomo freddato da un carabiniere
ALBA ADRIATICA. A tre giorni dal blitz antidroga finito in tragedia le indagini della procura, volte a chiarire definitivamente cosa sia successo in quell’appartamento sul lungomare di Alba Adriatica, proseguono a tamburo battente. E così ieri mattina davanti al pm Davide Rosati, titolare del fascicolo, sono sfilati alcuni tossicodipendenti del posto che secondo l'accusa si rifornivano dai due tunisini – tra cui l’uomo morto nella sparatoria – e attraverso i quali, probabilmente, gli inquirenti stanno cercando di ricostruire i traffici di droga che secondo alcune soffiate ruotavano proprio attorno a quell’appartamento. L'obiettivo è quello di arrivare a delineare la situazione in cui è maturato il blitz ed anche di cercare informazioni sia sul tunisino rimasto ucciso sia sul complice, che è ancora ricercato. E non è escluso, adesso, che nelle prossime ore siano ascoltate anche altre persone e magari anche i colleghi del brigadiere che ha sparato il colpo di pistola che ha raggiunto Akim Hadyi all'arteria femorale-. Un colpo sparato dall'alto verso il basso, secondo la ricostruzione delle forze dell'ordine, per difendersi dalla vittima che stava brandendo un coltello, e che dopo aver attraversato la porta ha colpito Hadyi alla coscia, con la morte sopraggiunta in pochi minuti per dissanguamento. Tanto che a nulla sono serviti i soccorsi prestati dal personale medico, immediatamente arrivato sul posto, e chiamati dagli stessi carabinieri. Per la procura, che potrebbe chiudere il fascicolo in tempi brevi, la dinamica sembra essere chiarissima. Il brigadiere risluta indagato per eccesso colposo di legittima difesa. Il pm Davide Rosati non avrebbe ritenuto opportuna nemmeno una perizia balistica. Qualche novità, comunque, potrebbe arrivare nei prossimi giorni, con il fascicolo che potrebbe essere chiuso a breve. (al.mar.)
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