Sequestro al MoTe, ricorso al Riesame

15 Febbraio 2024

Fondi regionali usati per ripianare i debiti, le difese pronte a impugnare i sigilli a 700mila euro

TERAMO. È una battaglia a colpi di ricorsi quella che si annuncia dopo il sequestro di 700mila euro al Mo.Te, Montagne Teramane e Ambiente, la società per azioni a capitale pubblico che si occupa della gestione rifiuti e di cui il Comune di Teramo è azionista di maggioranza. Nelle prossime ore è ipotizzabile che il provvedimento di sequestro venga impugnato al Riesame. Secondo l’accusa del pm Stefano Giovagnoni, che ha chiesto il sequestro disposto dal gip Roberto Veneziano, fondi regionali destinati alla costruzione di una piattaforma ecologica sarebbero stati usati per ripianare i debiti della società, a cominciare dal pagamento degli stipendi dei dipendenti. Nell’inchiesta è indagato l’ex amministratore della società Ermanno Ruscitti: a lui la Procura contesta il reato di malversazione di erogazioni pubbliche. La Procura ipotizza nei confronti della società la violazione del decreto 231, ovvero quello sulla responsabilità amministrativa degli enti. Destinatari del provvedimento di sequestro sia l’indagato sia la società. Secondo la versione fornita da investigatori e inquirenti le indagini della Finanza dell’Aquila sarebbero scattate nell’ambito dell’attività finalizzata a verificare il corretto iter dei contributi erogati dal Programma di attuazione regionale del Par Fsc 2007/2013. In questo contesto sarebbe emerso che la società dopo aver ricevuto dalla Regione un contributo pubblico di circa un milione ne avrebbe usato 700mila euro per ripianare debiti della stessa società anzichè usarli per la destinazione prevista, ovvero la costruzione della piattaforma. La società è assistita dall’avvocato Gennaro Lettieri. (d.p.)