Sesso nei night, il processo va ad Ancona

Nel procedimento ci sono 39 imputati accusati di aver organizzato un giro di prostituzione in locali teramani e aquilani
TERAMO. A nove anni dai fatti contestati, sei dagli arresti e tre dall’avvio del procedimento giudiziario, si ricomincia da capo. Perché è una eccezione di incompetenza territoriale accolta dalla corte di assise a far approdare nelle Marche un maxi processo per un presunto giro di sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione in alcuni night del Teramano, dell’Aquilano e dell’Ascolano con 38 imputati (tra aquilani, teramani e sudamericani) sul cui capo pende l’accusa più grave di associazione a delinquere. Sulla carta un tecnicismo giuridico, nei fatti un iter che deve ripartire.
Ieri la corte d’assise (presieduta dal giudice Flavio Conciatori, a latere Lorenzo Prudenzano con i giudici popolari) dopo aver accolto la richiesta di incompetenza territoriale sollevata dal pm della Procura distrettuale antimafia David Mancini (a cui si sono associate tutte le difese) ha inviato gli atti della corte d’assise di Ancona, competente per Macerata, teatro dei fatti. Il procedimento torna alla Procura (questa volta di Ancona) che dovrà rifare la richiesta di rinvio a giudizio per i 38 imputati e sottoporla all’esame del competente gup.
L’inchiesta scatta nel 2010 e nasce dalle dichiarazione di alcune giovani cubane (alcune si sono costituite parte civile) che, secondo l’accusa della Procura, avrebbero denunciato di essere rimaste coinvolte in un vasto giro di prostituzione in alcuni night club del Teramano, dell’Aquilano e dell’Ascolano. Secondo l’accusa (titolare del fascicolo il pm Antonietta Picardi attualmente in servizio in Cassazione), gli indagati si sarebbero associati per commettere una serie di delitti, a cominciare dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di ragazze fatte arrivare da Cuba, Brasile e Filippine fino allo sfruttamento della prostituzione utilizzando documenti che, sempre per la Procura, sarebbero stati ottenuti in modo illegale. All’epoca ci furono anche ordinanze di custodia cautelare. Già in sede di udienza preliminare alcuni difensori avevano sollevato la questione di incompetenza territoriale ancorando la richiesta a fatti avvenuti nel Maceratese. Di diverso avviso fu, all’epoca, il gup dell’Aquila che dopo aver respinto le eccezioni inviò il fascicolo a Teramo riconoscendo a questa autorità giudiziaria la competenza territoriale. Da allora sono passati due anni. A Teramo c’è stata una prima apertura a cui sono seguiti alcuni rinvii e successivamente la sospensione per il sisma del 2017.Ora, a nove anni fatti, si riparte in un altro tribunale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

