Sette arresti per i furti delle macchine

I carabinieri sgominano banda di Cerignola in trasferta con le centraline truccate. In un anno sparite cinquanta vetture
TERAMO. Non si sono fermati nemmeno davanti alla vettura di un disabile appositamente modificata. In pochi secondi l’hanno rubata con il trucco della finta centralina elettronica e in meno di due ore la vettura era in una officina di Cerignola, pronta per essere trasformata in tanti pezzi di ricambio. È uno dei 49 colpi contestati con certezza alla banda di ladri di macchine sgominata dai carabinieri di Teramo dopo meticolosi accertamenti.
All’alba di ieri mattina i militari del reparto operativo, guidati dal comandante Luigi Delle Grazie, hanno eseguito sette ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Marco Procaccini su richiesta del pm Davide Rosati. Gli arrestati sono tutti di Cerignola: sei ai domiciliari con braccialetto elettronico e uno in carcere dove era già detenuto per altre questioni. Ai domiciliari sono finiti Donato Lizzi, 28 anni; Tommaso Strafezza, 49 anni; Emanuele Tricarico, 49 anni; Pietro Lospinoso, 41 anni; Riccardo Lucafò, 45 anni; Francesco Lastella, 35 anni. Giovanni Giannatempo, 29 anni, considerato il capo, è stato raggiunto dall’ordinanza in carcere dove è detenuto per altro.
A tutti viene contestata l’accusa di associazione a delinquere finalizzata ai furti e alla ricettazione. Secondo investigatori e inquirenti la banda tra il 2018 e il 2019 avrebbe organizzato 80 furti di macchina tra Abruzzo e Marche per un valore di un milione di euro. Di questi cinquanta quelli accertati nel corso delle indagini.
Ladri in trasferta pronti in pochi istanti a rubare soprattutto Range Rover e Golf con il trucco della finta centralina elettronica: le auto rubate arrivano a Cerignola dove venivano portate in una officina i cui proprietari (padre e figlio) sono indagati ma non colpiti da ordinanza. «A capo del sodalizio», scrive il procuratore Antonio Guerriero, « un pregiudicato residente a Cerignola che partecipava attivamente a tutte le fasi delle attività delittuose, reclutando e fidelizzando i gregari, pagandone il compenso e provvedendo alla consegna del mezzo asportato ai diversi ricettatori in loco. Il gruppo non aveva contatti con basisti sul territorio ma perfetta conoscenza delle aree da colpire, prediligendo la dorsale adriatica soprattutto per comodità sia per raggiungere gli obiettivi che soprattutto per il veloce rientro in sede con i mezzi rubati, attraverso il tratto autostradale che la parallela statale 16».
Le indagini, svolte tra il gennaio 2018 e l’aprile 2019, hanno accertato che i componenti del sodalizio hanno rubato, nelle regioni Abruzzo, Marche, e Puglia, almeno 50 autovetture per un valore commerciale quantificato complessivamente in seicentomila euro. Tutte vetture finite nella stessa officina di Cerignola per essere trasformate in pezzi di ricambio da immettere sul mercato nero. Naturalmente le indagini proseguono e non si esclude la scoperta di altri colpi.
Intanto, già nei prossimi giorni, gli arrestati compariranno davanti al giudice per gli interrogatori di garanzia.
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