Settimana corta a scuola D’accordo anche i presidi

6 Maggio 2015

La proposta di Brucchi, condivisa da Di Sabatino, sarà inviata a Baltour e Arpa Pd contrario: troppe 5 ore e mezza di lezione alle elementari e più di 6 alle medie

TERAMO. Prende forza l’introduzione della “settimana corta” nelle scuole primarie e secondarie a partire dal prossimo anno scolastico. I presidi dei cinque istituti comprensivi del capoluogo e quelli delle scuole superiori – riuniti ieri in Provincia – si sono dichiarati in linea di massima d’accordo, ma le proposte dovranno adesso essere formalizzate per trovare un raccordo con le società di trasporto pubblico che dovranno adeguare gli orari dei mezzi.

«Noi non siamo come il Nord Europa» hanno sottolineato alcuni dirigenti, «non abbiamo scuole con le mense e un trasporto pubblico adeguato, ma l’idea in sé non dispiace». La proposta, nata su impulso del sindaco Maurizio Brucchi per contenere costi di utenze, manutenzione e personale, ha trovato seguito nel presidente della Provincia Renzo Di Sabatino che ha esteso questa possibilità anche alle superiori. E’ per questo che ieri congiuntamente hanno convocato gli interlocutori necessari a condividere un passaggio per certi aspetti rivoluzionario per studenti e famiglie. La pista ritenuta finora percorribile è quella di redistribuire le 5 ore del sabato dal lunedì al venerdì, ma non si esclude in qualche caso il rientro pomeridiano. I dirigenti scolastici e il nuovo provveditore Massimiliano Nardocci, si sono presi una decina di giorni di tempo per formalizzare due proposte distinte, una per le scuole primarie e le materne comunali e una per le superiori, che rimetteranno agli amministratori e di conseguenza all’Arpa e alla Baltour. I referenti delle due aziende di trasporto pubblico non hanno sollevato problemi, se non la richiesta di recepire per tempo le modifiche in modo da adeguare gli orari delle corse con congruo anticipo.

«Andiamo a uniformare una situazione che già era a macchia di leopardo», ha commentato Brucchi il quale, soddisfatto per la disponibilità dei presidi, ha ricordato che la settimana corta trova già applicazione in alcuni comuni della provincia, tipo Atri e Roseto, o al Forti di Teramo. «Abbiamo chiesto al mondo della scuola se è possibile, senza che questo deprima la qualità dell’offerta didattica, immaginare un altro tipo di orario consapevoli di muoverci su un terreno delicato», ha affermato Di Sabatino. Naturalmente, ha aggiunto Brucchi «fra le scuole primarie e le superiori vi sono delle differenze, ricollegabili all’età dell’utenza» ma, d’altro canto proprio di sabato si registra il maggior numero di richieste di permessi o di giustificazioni per le assenze. I veri nodi sono legati alla refezione, nel caso di rientri pomeridiani, e al trasporto.

L’idea del “sabato fascista” ha destato intanto perplessità nel Pd. «E’ inaccettabile l'idea di modulare tutte le ore di didattica in 5 mattine» si legge del segretario comunale Maurizio Angelotti, e dai consiglieri di Pd e Teramo Cambia, «I bambini della scuola primaria si ritroverebbero a dover rimanere in classe per quasi 5 ore e mezza e i ragazzi della secondaria di primo grado più di sei. Tutto ciò solo per far tornare i conti in un bilancio ormai in dissesto. Vale così poco l’apprendimento dei nostri figli e la centralità della pedagogia? Non è ammissibile intervenire sull’istruzione con l’accetta». Polemiche liquidate dal sindaco, che invita il Pd a risolvere le divergenze al suo interno, visto l’assenso di Di Sabatino. «Il Pd parla di pedagogia», ha commentato il sindaco «ma come commenta il giorno di scuola perso dagli studenti a causa di uno sciopero indetto proprio contro le politiche dissennate del leader Renzi sulla scuola?».

Marianna De Troia

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