Settimana corta: le scuole ci ripensano

15 Maggio 2015

TERAMO. Settimana corta: la prospettiva si fa più tiepida dopo l’ulteriore incontro che l’assessore comunale all’istruzione ha avuto con i presidi dei cinque istituti comprensivi teramani. I...

TERAMO. Settimana corta: la prospettiva si fa più tiepida dopo l’ulteriore incontro che l’assessore comunale all’istruzione ha avuto con i presidi dei cinque istituti comprensivi teramani. I dirigenti scolastici erano stati convocati per rimettere una proposta all’amministrazione dopo un primo confronto avuto anche con le aziende del trasporto pubblico, ma dopo aver “testato” gli umori dei rispettivi consigli d’istituto la proposta sembra registrare un raffreddamento.

L’ipotesi proposta dall’amministrazione è quella di anticipare le lezioni alle 8 di mattina fino alle 14, con due ricreazioni, e di racimolare altre ore utili anticipando di qualche giorno l’ingresso tra i banchi a settembre e posticipandolo a giugno. L’unico sì senza indugi, è stato incassato dall’istituto comprensivo della Zippilli e Noè Lucidi mentre qualche perplessità è stata avanzata dall’istituto comprensivo San Giorgio, Savini, San Giuseppe che ha rimesso ogni decisione al voto del consiglio d’istituto. Impraticabile la settimana corta nel caso dell’istituto di Villa Vomano visto che è già in vigore il tempo pieno su sei giorni e altri soluzioni andrebbero a sconvolgere radicalmente l’attività didattica.

Bocciatura è arrivata invece dai presidi degli istituti D’Alessandro e Risorgimento e di Sant’Atto e San Nicolò che guardano alla settimana corta come un’estrema ratio: i rispettivi consigli di istituto non sono favorevoli, anche se questo dovrà essere ufficializzato dal voto. Tuttavia se il Comune decidesse di forzare la mano per esigenze di tagli dei costi i dirigenti troveranno le modalità per adeguarsi. «Non è nostra intenzione forzare la mano perché ci rendiamo conto della delicatezza e degli stravolgimenti familiari» ha detto l’assessore Piero Romanelli, «E’ per questo che nei nostri auspici, se anche riuscissimo a introdurre la settimana corta solo in alcuni plessi, pensiamo che il cambiamento possa essere naturalmente assorbito dalle famiglie. Chi è d’accordo iscriverà i figli nei plessi che applicano la settimana corta oppure no. Noi non imporremo nulla e asseconderemo la volontà che emergerà dai consigli degli istituti comprensivi».

Marianna De Troia

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