Severgnini: «Mi piace Pineto ma non chiedetemi perché»

14 Luglio 2020

PINETO. «Mi piace Pineto, e non voglio sapere perché. Forse mi ricorda le estati dell’infanzia, quando avevamo il tempo di annoiarci». Sul suo seguitissimo blog, appuntamento fisso del Corriere della...

PINETO. «Mi piace Pineto, e non voglio sapere perché. Forse mi ricorda le estati dell’infanzia, quando avevamo il tempo di annoiarci». Sul suo seguitissimo blog, appuntamento fisso del Corriere della Sera, Beppe Severgnini fa il suo “endorsement” per Pineto, una località che ama da tanti anni, scoperta quasi per caso durante una fugace visita del 1990, anche se ammette di non averci mai trascorso una vacanza: «Ma certi luoghi sono come certe persone: vanno intravisti, per continuare ad affascinarci». Un fascino che il noto giornalista e scrittore descrive in poche parole, definendo Pineto come il suo «confine personale tra Nord e Sud». Di quell’estate del Novanta Severgnini ricorda «un chiosco tra gli alberi, i tavolini rotondi, gli ombrelloni e il gelato col biscotto. Viaggiavo da Trieste a Ventimiglia, seguendo la costa, l’ho raccontato in un libro. Sono tornato dieci anni dopo, e di nuovo nel 2013. E anche pochi giorni fa, come si evince dalla descrizione del caos in autostrada: «Sono uscito provato dalla A14 – viadotti insicuri, carreggiate ridotte a una corsia, rallentamenti a ripetizione – e ho parcheggiato l’auto a ridosso dei binari. I posteggi non mancano, ma sono occupati per metà dagli oleandri. Ho attraversato il sottopassaggio, alto esattamente 1,80 cm, così da spingere gli italiani alti a chinare umilmente il capo. Ci sono ventiquattro stabilimenti balneari nella pineta di Pineto. Mi sono fermato al numero 12, Lido Marco Polo, dove offrono prosciutto e melone, pasta col pesce e vino freddo. L’aria dal mare porta le voci dei bambini che giocano. Impossibile imbattersi in una influencer che prova le smorfie per Instagram». È il fascino della tranquillità, della calma, dell’equilibrio. Anche qui, dice Severgnini, si è costruito molto negli anni 60 e 70, ma «Pineto resiste, alla vecchia ingordigia edilizia e alla nuova pandemia: salvato dalla ferrovia e dalla sua normalità». Una bella pubblicità, e ci voleva in questa estate difficile.