Shalabi: «Non c’entro niente con l’Isis»

3 Marzo 2020

L’egiziano accusato di terrorismo si difende in aula. La Digos: «Si diceva pronto alla guerra santa»

TERAMO. «Io non c'entro con l'Isis, non c'entro con il terrorismo. Cosa ho fatto contro la democrazia? Datemi una prova». Ieri mattina, nel corso dell'udienza davanti ai giudici della corte d'assise di Teramo (presieduta da Domenico Canosa, a latere Francesco Ferretti), il 23enne egiziano Issam Elsayed Aboulelayem Shalabi, imputato di associazione con finalità di terrorismo e istigazione a delinquere, ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee, rigettando tutte le accuse. Dichiarazioni spontanee che sono arrivate al termine di un'udienza nel corso della quale è stato ascoltato il primo teste citato dalla procura distrettuale (rappresentata dal pm David Mancini, titolare del fascicolo), il dirigente della Digos vicequestore aggiunto Luca Benedetti, che ha ripercorso l'attività investigativa che a novembre del 2018 aveva portato all'arresto del giovane, che per un periodo aveva vissuto e lavorato a Colonnella, accusato di essere un soldato dell'Isis. Nel corso della sua audizione Benedetti ha ricordato come le indagini si siano avvalse di numerose intercettazioni ambientali e telefoniche, che avrebbero fatto emergere l'alto grado di radicalizzazione religiosa e l'attività di proselitismo del 23enne, che sarebbe stato pronto anche alla Jihad (la “guerra santa”).
«Nel corso di una conversazione captata il 15 agosto 2018, quando Shalabi si trovava con alcuni amici in una macelleria di Abbiategrasso», ha detto in aula Benedetti, «manifestò l'intenzione di andare a fare la Jihad ma disse che ancora non era arrivato il momento». Nel corso della sua audizione Benedetti ha dichiarato anche come nel corso dell'attività svolta dalla polizia postale sia emersa l'appartenenza di Shalabi a gruppi Telegram riconducibili ad una delle agenzie di propaganda dello Stato islamico e come durante una lunga telefonata con un amico, intercettata dagli investigatori, il 23enne, oltre a mettere a conoscenza l'interlocutore della presenza di gruppi chiusi su Telegram attraverso i quali sarebbero stati veicolati notizie e messaggi dello Stato islamico, gli avrebbe spiegato anche le modalità attraverso le quali entrare in questi gruppi, «ammettendo che lui stesso ne faceva parte, anche in qualità di amministratore». Nel corso dell'udienza è stato anche affidato l'incarico per la trascrizione delle intercettazioni e successivamente il processo è stato aggiornato a maggio.
Alessia Marconi
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