Si decide sul carcere per Curti e Di Pietro

6 Ottobre 2018

Il caso del crac milionario in Cassazione, la Procura generale chiede la conferma della condanna

TERAMO. Nel giorno della Cassazione, la Procura generale ha chiesto la conferma alla condanna a sei anni ciascuno per gli imprenditori teramani Guido Curti e Maurizio Di Pietro, accusati di bancarotta fraudolenta nell’ambito di una inchiesta da cui erano scaturiti due processi. Il caso giudiziario del crac Curti - Di Pietro ieri mattina è approdato davanti ai giudici della quinta sezione della Suprema Corte dopo che i difensori hanno impugnato la sentenza di appello che ha confermato quella di primo grado. In appello c’è stata solo una parziale riforma che ha riguardato il terzo imputato Nicolino Di Pietro per cui il collegio aveva riqualificato il reato da bancarotta documentale a semplice, riducendo la condanna da tre ad un anno; e per lui, in Cassazione, il procuratore generale ha chiesto l’annullamento senza rinvio per intervenuta prescrizione. Fino a ieri sera tardi la decisione non era stata ancora comunicata. Qualora la Cassazione dovesse confermare la condanna, per Curti e Maurizio Di Pietro la pena diventerebbe immediatamente esecutiva.
La sentenza per il primo processo (quello che è davanti alla Cassazione) è arrivata il 21 febbraio del 2012 al termine di un anno di istruttoria con una pubblica accusa che nel corso di svariate udienze ha ricostruito la filiera delle società con sedi non solo a Cipro e a Teramo ma anche nelle Antille Olandesi. Il tutto dando corpo e volto alla accuse in una complessa ricostruzione di passaggi societari, fallimenti, compravendite, ma anche di sistematiche operazioni di giroconto che, secondo la Procura, avrebbero permesso a Maurizio Di Pietro e Curti di prelevare soldi dai conti delle società per depositarli sui loro conti personali. Soldi distratti con la bancarotta che, sempre secondo l’accusa dei giudici di primo grado e successivamente di quelli dell’Appello, sarebbero stati portati in Svizzera, Inghilterra e Cipro per poi tornare puliti in Italia. In Cassazione Curti era difeso dall’avvocato Stefano Maranella del foro di Roma, Di Pietro dall’avvocato Guglielmo Marconi, Nicolino Di Pietro dall’avvocato Mauro Di Dalmazio. La parte civile era rappresentata dall’avvocato Alessandra Moscardelli.(d.p.)
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