Si dimettono Forlini e l’intero consiglio

Il presidente il 1° dicembre formalizzerà l’addio con Cognitti e Grotta. Indette le elezioni nella stessa assemblea dei sindaci
TERAMO. Si dimette il consiglio di amministrazione della Ruzzo Reti. L’annuncio è stato dato in un comunicato in cui si informa che nella seduta di ieri del consiglio d’amministrazione «il presidente Antonio Forlini ha annunciato che convocherà l’assemblea dei soci per rassegnare le proprie dimissioni – sia da presidente sia da consigliere di amministrazione – dovute a ragioni personali riguardanti, in particolare, i gravosi impegni professionali che si sono moltiplicati nel corso degli ultimi mesi e che, allo stato attuale, non gli consentono di garantire con la consueta assiduità la presenza in sede per svolgere al meglio il proprio incarico». Pare che Forlini da tempo meditasse di lasciare il Ruzzo, soprattutto dopo la nomina, avvenuta a luglio, a presidente dell’Unione nazionale allevatori. Impegno che si aggiunge a quello che ricopre da anni a Cesena, come braccio destro di Flavio Amadori.
«Gli altri componenti del Cda, la vicepresidente Alessia Cognitti e il consigliere Alfredo Grotta», continua la nota, «ritenuto necessario rimettere ogni valutazione alla libera determinazione dei Comuni soci, hanno annunciato a loro volta che rassegneranno contestualmente al presidente Forlini le proprie dimissioni. L’assemblea dei soci, nel corso della quale si prenderà atto delle dimissioni dell’attuale Cda e sarà definita la nuova governance di Ruzzo Reti, si riunirà in seconda convocazione sabato 1° dicembre, alle 9.30, nella sede di via Dati».
Se come annunciato il 1° dicembre si dovesse arrivare ad eleggere il nuovo Cda, i 37 Comuni soci avranno meno di 10 giorni per organizzarsi. E contando che molti sindaci hanno appreso ieri delle dimissioni, sarà difficile che si decida nella prima riunione il da farsi. Le ipotesi sono diverse. Una è che presidente venga nominato uno fra l’attuale vice Cognitti (che sarebbe la prima donna a ricoprire un simile ruolo) o il consigliere Grotta. Oppure si potrebbe decidere di confermare entrambi (o uno) nel Cda per una necessaria continuità amministrativa e cambiare il presidente. Certo è che i 37 Comuni (che hanno diversi “pesi” cioè numero di voti) si dividono più o meno equamente fra centrosinistra e centrodestra. Per ora nessuno dei due schieramenti ha candidati ufficiali. In realtà, per statuto, il Cda potrebbe rimanere in carica fino a 60 giorni dopo le dimissioni del presidente. Non c’è molta fretta, se non per la coincidenza con le elezioni regionali.
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