Si indaga sui rimborsi all’ex rettore

I carabinieri all’ateneo per acquisire la documentazione. D’Amico: «C’è un parere favorevole dell’Avvocatura dello Stato»
TERAMO. È un’inchiesta che prende corpo nella prima acquisizione di atti, fatta ieri dai carabinieri, quella che la Procura ha aperto su alcuni rimborsi all’ex rettore Luciano D’Amico. Si tratta, in particolare, di quelli riguardanti delle ammende pagate nel 2015 direttamente da D’Amico per una serie di violazioni nella normativa inerente alla sicurezza delle sedi dell’università riscontrate all’epoca dai vigili del fuoco e che potevano essere estinte con il pagamento di una multa. Ieri mattina i carabinieri, su delega del pm Davide Rosati (titolare del fascicolo per ora senza indagati), si sono presentati negli uffici di segreteria dell’ateneo teramano per prendere copie della documentazione relativa sia a pronunciamenti del consiglio di amministrazione sia del senato accademico. Le ammende pagate riguardano violazioni amministrative risalenti al 2014 quando, dopo alcuni esposti, i vigili del fuoco avevano fatto una serie di verifiche nell’ex rettorato di viale Crucioli, nell’ex Motorizzazione e nell’ex Molinari dov’era la facoltà di veterinaria. D’Amico, candidato alla elezioni regionali nella lista Legnini presidente, così commenta: «Quando sono state fatte le multe io le ho pagate di persona per evitare qualsiasi problema. Successivamente ho chiesto un parere all’Avvocatura dello Stato e all’esito di questo parere favorevole al rimborso il Cda e il senato accademico, in mia assenza, hanno deliberato per il rimborso». Quella sui rimborsi è la seconda inchiesta aperta dal pm Rosati sull’ateneo teramano. Per la prima c’è un processo in corso (giudizio immediato chiesto da D’Amico) sul cosiddetto caso del “doppio incarico” come rettore e, allora, presidente della Tua.(d.p.)
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