Si ritrovano dopo settant’anni per rinnovare la “commarizia”

La tradizione popolare del giorno di San Giovanni riunisce due 83enni che erano amiche da ragazze VIncenzina, che 14enne si trasferì a Roma, è andata a sorpresa a dare i fiori alla “commare” Graziella
MONTORIO AL VOMANO. Rivedersi dopo settant’anni per rinnovare la “commarizia a fiori” secondo la tradizione popolare abruzzese del giorno di San Giovanni. È accaduto venerdì mattina a Villa Vallucci, frazione di Montorio: Vincenzina D'Ottavio, 83enne originaria di Poggio Umbricchio, che per anni ha vissuto a Roma e ora è residente a Teramo, ha fatto una sorpresa all'amica d'infanzia, l'83enne Maria Grazia De Dominicis detta Graziella, recandosi, con il mazzo di fiori di San Giovanni, nella sua casa per chiederle di rinnovare la “commarizia” che avevano stretto oltre settant’anni prima. È stata un’emozione grandissima per le due amiche, che si sono abbracciate con le lacrime agli occhi.
La tradizione di San Giovanni vuole che la notte del 24 giugno si esponga sul davanzale della finestra un recipiente con acqua e fiori come amuleto di buona fortuna e che durante il giorno le ragazze suggellino la propria amicizia stringendo “la commarizia a fiori”: una dona un mazzetto di fiori di campo e l’altra lo ricambia il 29 giugno. Un'usanza che si perde nella notte dei tempi e che nell’entroterra teramano è stata rispolverata soprattutto negli ultimi anni.
«Eravamo tanto amiche da piccole», racconta emozionata Graziella, «la nonna di Vincenzina era la mia vicina e quando lei veniva e si fermava più giorni trascorrevamo tutto il tempo insieme. Verso i dieci anni Vincenzina mi donò il mazzetto di fiori che io ricambiai insieme a un foulard cinque giorni dopo e diventammo orgogliosamente commare a fiori». Le due amiche, per le vicissitudini della vita, si persero di vista a 14 anni, quando Vincenzina si trasferì a Roma. Ma ora si sono ritrovate e non vogliono più lasciarsi. «Abbiamo una vita intera da raccontarci», conclude Graziella, «il 29 giugno con mia figlia Ines andrò da Vincenzina a ricambiare il dono, ma il regalo più bello me lo ha fatto la vita: la nostra amicizia è rimasta viva perché il bene non finisce mai».
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