Sicet: «Il Comune affitti case per le famiglie in difficoltà»

7 Settembre 2018

TERAMO. Case prese in affitto dal Comune e assegnate alle famiglie in difficoltà. È la soluzione prospettata dal sindacato degli inquilini Sicet per affrontare l’emergenza abitativa in città. La...

TERAMO. Case prese in affitto dal Comune e assegnate alle famiglie in difficoltà. È la soluzione prospettata dal sindacato degli inquilini Sicet per affrontare l’emergenza abitativa in città.
La proposta parte dal segretario provinciale Antonio Di Berardo ed è indirizzata al sindaco Gianguido D’Alberto e alla giunta con la richiesta di apertura di un tavolo di concertazione che coinvolga anche le altre organizzazioni di categoria nella messa a punto di un progetto sperimentale della durata di un anno. Il sindacalista sottolinea che si potrebbe sfruttare la normativa vigente «per dare una risposta ai provvedimenti di esecuzione degli sfratti e per la ormai risicata disponibilità di alloggi di edilizia residenziale pubblica destinati all’emergenza abitativa, per la quale la legge regionale ci consente di riservarne una aliquota pari al 30%». Si tratta, in pratica, di attivare «un sistema di locazione, già applicato in altri Comuni, che coinvolga proprietari privati, che prevede l’individuazione di criteri generali sia per l’assegnazione degli alloggi sia per l’individuazione degli alloggi messi a disposizione da parte dei privati». Secondo Di Berardo è questa la via d’uscita migliore e più rapida per affrontare il problema delle tante famiglie in emergenza abitativa determinata da una «ormai decennale mancanza di una politica della casa a livello locale». Il sindacalista fa notare infatti che «un terzo della popolazione teramana con redditi bassi e spesso senza reddito, anziani e giovani coppie sono alla ricerca di un alloggio». D’Alberto si dice pronto a valutare la proposta. «Siamo disponibili a confrontarci su tutte le possibilità concesse dalla norma», afferma, «per ampliare l’offerta di alloggi destinati all’emergenza dopo aver chiesto alla Regione di poter applicare la riserva del 30%». (g.d.m.)