Silvi, aggredito rom ai domiciliari
Un parente l’ha colpito con una mazza, ignoti i motivi della violenta lite
SILVI. Lite a colpi di mazza da baseball in un’abitazione di via Spezzaferro a Silvi, lunedì sera.
Un rom si è recato a casa di un altro rom, parente acquisito, che era agli arresti domiciliari per fatti legati allo spaccio di droga. Non è dato sapere i motivi della violenta lite scoppiata fra l’uomo ai domiciliari A.C., 35 anni e il suo aggressore, ma è un dato di fatto che questo a un certo punto ha afferrato una mazza da baseball e l’ha colpito ripetutamente, anche alla testa.
Erano più o meno le 21,30 di lunedì: i vicini di casa di via Spezzaferro, sentendo le urla, hanno chiamato la polizia e una pattuglia del commissariato di Atri, che era in zona in un servizio di controllo del territorio, è intervenuta immediatamente. Il ferito è stato portato in ospedale ad Atri, dove i medici l’hanno medicato e gli hanno dato 10 giorni di prognosi. A.C. ha firmato per essere subito dimesso, rifiutando inoltre di dire agli agenti il motivo del litigio.
Ma non è finita qui. Poco dopo i parenti di A.C. sono andati a casa dei familiari dell’aggressore per vendicarsi delle randellate, rigando loro la macchina e minacciando di morte tutti.
Anche in questo caso i vicini hanno dato l’allarme. Le versioni sono in effetti discordanti: chi dice di aver visto una pistola, chi dei bossoli. A scanso di equivoci i carabinieri delle stazioni di Roseto e Silvi, intervenuti sul posto, hanno perquisito tutte le abitazioni, sia dell’aggredito che degli aggressori, senza però trovare armi di nessun tipo: nè coltelli, nè pistole. In più nemmeno la famiglia che ha ricevuto le minacce ha voluto sporgere denuncia. E dunque, in mancanza di una denuncia di A.C. visto che per lesioni lievi si procede a querela di parte, e tantomeno della denuncia di coloro che hanno ricevuto le minacce di morte, non si è potuto procedere. L’operazione si è conclusa intorno alle 2 di notte.
Sia la polizia che i carabinieri ipotizzano una lite legata a qualche interesse in comune, su cui certamente le due famiglie non vogliono che le forze dell’ordine indaghino. (a.f.)
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