Silvi, Confesercenti dice no al nuovo centro commerciale

«Investire ancora in grande distribuzione è antistorico, così si desertifica il centro città e si distruggono i piccoli negozi»
SILVI. «Basta centri commerciali a Silvi». C’è un secco diniego da parte delle associazioni dei commercianti alla recente delibera approvata dal Comune che apre alla proposta di un accordo di programma presentato da un privato per la realizzazione di un insediamento commerciale nei pressi della rotatoria sulla Ss 16 al bivio con la Ss 553 per Atri. In una nota Daniele Erasmi, presidente regionale di Confesercenti Abruzzo, e Flaminio Lombi, direttore di Confesercenti Teramo, evidenziano: «Proprio non fa breccia nelle amministrazioni comunali il concetto che sono cambiati i paradigmi del commercio. Ecco ora a Silvi di nuovo presentarsi lo stesso problema: a fronte di qualche risicata opera pubblica, a fronte della necessità mediatica delle amministrazioni di dimostrare qualcosa di nuovo ai cittadini, si svende il tessuto commerciale. A che servono i proclami di rilancio dei centri urbani? A che serve da parte delle amministrazioni stesse chiedere aiuto alle associazioni per rivitalizzare i propri centri?».
La Confesercenti compone un quadro del settore non del tutto positivo: «L'investimento in Gdo (grande distribuzione organizzata) è antistorico. La crisi del settore è acclarata. In tutta Europa la tendenza è quella di rivitalizzare i centri potenziando le piccole botteghe. L'occupazione creata con insediamenti di Gdo fuori dai centri cittadini si paga con la perdita di posti di lavoro all’interno di piccole aziende che pagano le tasse locali, e con la conseguente desertificazione delle città, le quali poi a loro volta hanno bisogno di ingenti capitali richiesti dai sindaci stessi per essere rivitalizzate». Erasmi commenta così la recente rassicurazioni date dal sindaco Andrea Scordella circa le ridotte dimensioni di quello che sarà il nuovo insediamento silvarolo: «A poco vale la specificazione che non sarà un Iper o un outlet tipo Città S.ant’Angelo. Sarà in ogni caso qualcosa che sposterà commercio fuori dal centro, che contribuirà a destrutturare il già moribondo tessuto commerciale locale, che nulla conterà per il turismo, e che contribuirà alla perdita di posti di lavoro qualificati. Ci auguriamo ci siano dei ripensamenti sulle scelte».
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