Sindaci spaccati sull’ospedale unico

Favorevoli Brucchi e Mastromauro, più scettici i primi cittadini di Atri e Sant’Omero. Mariani (Pd): «Solo così ci salviamo»
TERAMO. Ospedale unico provinciale: la questione divide. La proposta lanciata sui giornali dal sindaco di Teramo Maurizio Brucchi suscita adesioni e perplessità, spesso al di là del colore politico.
Si scopre che l’idea era già nell’aria da tempo: in molti ne rivendicano la paternità (o quasi) dal sindaco di Giulianova Francesco Mastromauro, ai consiglieri regionali Sandro Mariani (Pd) e Paolo Gatti (Forza Italia), al presidente della Provincia Renzo Di Sabatino che si è espresso sulla stampa a favore del progetto praticamente in contemporanea a Brucchi.
I sindaci dei quattro centri che ospitano gli ospedali sono divisi a metà. Decisamente favorevoli Brucchi e Mastromauro, molto meno – per dirla con un eufemismo – Andrea Luzii di Sant’Omero e Gabriele Astolfi di Atri. «Prima di esprimere un giudizio voglio valutare la proposta di Brucchi. Dirò la mia al comitato ristretto dei sindaci del 29 luglio. Comunque sia, non sono d'accordo alla chiusura dell'ospedale di Sant'Omero perché favorirebbe sicuramente la mobilità passiva», commenta laconicamente Luzii. Secondo Astolfi «quella del polo unico ospedaliero non è altro che una riflessione personale di Brucchi, io non sono contro la sua considerazione ma è ben chiaro che la questione sanità teramana va affrontata quanto prima. Atri ha il problema del punto nascita, che va salvato. Bisogna far funzionare bene gli ospedali che ci sono, molti dei quali sono fuori norma e addirittura con i condizionatori che non funzionano. Bisogna capire quale sia la progettualità della Regione. Vuole distruggere i piccoli ospedali o farli funzionare? Solo quando ci risponderanno prenderò la mia decisione, ma ho l’impressione che la Regione se la stia prendendo solo con gli ospedali della provincia di Teramo».
Il sindaco di Giulianova ricorda che lui quattro anni fa propose «l' ospedale riunito della provincia, ubicato in posizione baricentrica, cioè la stazione di Mosciano. Proposta che in questi anni ho riproposto in diverse occasioni ufficiali, da ultimo nella conferenza dei 47 sindaci tenutasi a fine 2014 alla presenza, fra gli altri, dell'assessore Paolucci e del manager Fagnano. In tale sede nel rinnovare l'invito ad iniziare la pianificazione necessaria a realizzare ciò (ci vuole qualche anno) dissi che, naturalmente, nelle more era necessario far funzionare gli attuali presidi ospedalieri che, una volta realizzato l'unico ospedale baricentrico debbono diventare presidi della medicina del territorio e dell'emergenza. Sono felice che finalmente anche il sindaco di Teramo appoggi la mia proposta. Speriamo di poter recuperare il tempo perduto».
Sul fronte della Regione, anche il capogruppo del Pd Sandro Mariani ricorda di aver fatto la proposta 4 mesi fa: «Per avere un ospedale di qualità è necessario avere un punto di riferimento unico che comporta niente doppioni e niente dispersione verso altre Asl. Si è competitivi solo così. Se non si ha il coraggio di fare questo, arriverà il momento in cui perderemo tutto. L’appello è a mettere da parte i campanilismi». Più tiepido Giorgio D'Ignazio (Ncd): «È un'idea su cui lavorare, tantopiù che viene da Brucchi, che oltre ad essere amministratore è anche chirurgo. Va presa in considerazione, con un confronto con tutte le realtà territoriali in modo che diventi un vantaggio e non uno svantaggio». Altrettanto cauto Luciano Monticelli (Pd): «Si potrebbe essere d'accordo. Ma bisogna capire prima quale sanità vogliamo: se è una revisione totale dell’assetto ben venga, a patto che la viabilità facilmente sia fruibile per tutti. Ma bisogna vedere il progetto».
Articolata, e scettica, la posizione del consigliere regionale di Forza Italia Paolo Gatti. «La programmazione la deve fare la Regione», esordisce, «quindi non si può prescindere da una visione regionale. Faccio un esempio: non è che a Teramo ne facciamo uno e in un'altra provincia ce ne sono 9». E secondo Gatti la “visione” della sanità della maggioranza che governa la Regione ancora non è chiara. «Contesto la superficialità dell’approccio: ci può stare fare l'ospedale nuovo – a suo tempo ne abbiamo parlato – ma le strutture precedenti vanno riconvertite ad esempio in strutture per la medicina del territorio: non devono far la fine dell'ospedale psichiatrico. Nel mentre si affronta questo ragionamento, ovviamente, non si debbono smantellare interi pezzi di strutture di un sistema che complessivamente ha dato risposte decenti. Mi chiedo poi che ci facciamo dei fondi stanziati per l’ospedale di Giulianova, non penso proprio si possano riconvertire per l’ospedale unico provinciale». (cr.te.)
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