Sindaco offeso sui social Condannati madre e figlio

24 Aprile 2021

Il giudice: «Pubblicazione lesiva della reputazione al di fuori della critica politica» Decreto penale per i due che dovranno pagare una multa da 900 euro ciascuno

GIULIANOVA. Madre e figlio condannati per diffamazione per le offese sui social nei confronti del sindaco Jwan Costantini. Il decreto penale di condanna porta la firma del giudice per le indagini preliminari Marco Procaccini.
I fatti risalgono al 25 giugno 2020 e nel provvedimento i due sono stati condannati singolarmente a una multa di 1.200 euro con la sanzione ridotta a 900 euro ciascuno. Il capo di imputazione relativo all’uomo (F.M. le iniziali) si riferisce a una pubblicazione sul suo profilo Instagram che, scrive il giudice, «lesiva della reputazione di Jwan Costantini, al di fuori del legittimo esercizio del diritto di critica politica».
Nel post incriminato e riportato nel provvedimento del giudice l’uomo lancia delle accuse al primo cittadino che il magistrato ha ritenuto diffamatorie. Stessa cosa per le frasi scritte dalla mamma, N.B., anche lei condannata al pagamento della multa. Nel provvedimento il magistrato precisa che gli interessati possono proporre opposizione entro 15 giorni dalla notifica del decreto. Il sindaco Costantini, appresa la notizia dei due decreti penali di condanna, non ha voluto commentare il contenuto degli stessi provvedimenti. Ma le questioni giudiziarie legate alla vita politica locale non sembrano siano terminate. Risulta, infatti, che in Procura siano pendenti diverse altre denunce inoltrate dallo stesso Costantini nei confronti di persone che, secondo l’accusa del primo cittadino, lo avrebbero offeso attraverso i social o con altri mezzi di diffusione pubblica.
Perché la diffamazione ai tempi di Facebook è qualcosa che cambia nella forma ma non nella sostanza. Almeno quella del codice penale così, come, negli ultimi tempi ha più volte sancito la Cassazione. La tutela della reputazione in rete, infatti, è garantita da una serie di sentenze della Suprema Corte intervenute proprio a configurare giuridicamente la realtà del web. La Cassazione, proprio con un recente pronunciamento sull’argomento, ha stabilito che: «Il reato di diffamazione non richiede il dolo specifico, essendo sufficiente ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo della fattispecie la consapevolezza di pronunciare una frase lesiva dell’altrui reputazione e la volontà che la frase venga a conoscenza di più persone, anche soltanto due».
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