Sisma, 13mila euro di premio al direttore dell’Ufficio speciale

13 Novembre 2018

La decisione della Regione scatena l’ira del consigliere Fracassa: «L’indennità di risultato non è stata legata alle pratiche evase. Uno scandalo, visto che la ricostruzione è ancora ferma»

TERAMO. A dare il là ad una nuova polemica sul post sisma è il decreto del 22 ottobre, a firma del presidente e vicecommissario per la ricostruzione della Regione Giovanni Lolli, con il quale si liquidano 13.084.39 euro al direttore dell'ufficio speciale della ricostruzione Marcello D'Alberto come retribuzione di risultato in relazione agli obiettivi prefissati per l'ufficio per il 2017. A puntare il dito contro il decreto, ed in particolare contro gli obiettivi fissati rispetto alla retribuzione di risultato, è il consigliere comunale di Futuro In Franco Fracassa, che sottolinea come questi obiettivi siano completamente slegati dal numero di pratiche evase in termine di ricostruzione, che, per il rappresentante della minoranza, dovrebbe invece rappresentare il fine prioritario per l'ufficio.
«Con il decreto in questione, dove si riconosce al direttore dell'ufficio speciale di aver dimostrato, malgrado le innumerevoli difficoltà organizzative, compresa la carenza di risorse umane, ottime competenze gestionali e professionali», commenta Fracassa, «si liquida a D'Alberto la retribuzione di risultato nella misura massima. Al di là del fatto che la dotazione organica la stabilisce la Regione, leggendo la tabella degli obiettivi prefissati si evidenzia come si tratti di mere questioni gestionali legate al normale funzionamento degli uffici, senza nessun riferimento al numero di pratiche da gestire. Un aspetto a mio avviso gravissimo in quanto la retribuzione di risultato dovrebbe essere legata al fine dell'ufficio che è quello di far partire la ricostruzione».
Ricostruzione che al contrario, soprattutto in riferimento a quella "leggera", a detta di tutti gli operatori è ancora ferma al palo. «La cosa più grave è che anche per il 2018 gli obiettivi fissati sono sempre gli stessi», continua Fracassa, «credo che sia veramente uno scandalo, in un momento come questo, elargire soldi così senza legare la retribuzione di risultato alla reale ricostruzione ma limitandosi a fissare obiettivi legati a quello che deve essere il normale funzionamento degli uffici».
Tornando alla ricostruzione leggera Fracassa sottolinea come ad oggi le pratiche espletate siano appena una ventina. «A due anni dal sisma siamo praticamente ancora fermi», insiste Fracassa, «e tutto questo a fronte di 60 milioni di euro spesi per tenere fuori casa le famiglie sfollate. Se pensiamo che, a pieno regime, l'Usr dovrà gestire 12mila pratiche, tra ricostruzione pubblica e privata, è evidente che così non si può andare avanti». Un tema, quello relativo ai ritardi nella ricostruzione, sul quale nei giorni scorsi era tornato anche il sindaco Gianguido D'Alberto e sul quale, nella sua prima uscita pubblica, aveva puntato il dito anche il neo comitato di quartiere di Teramo Est, che aveva ricordato come ad essere colpita maggiormente dal terremoto fosse stata proprio l'area di Colleatterrato, costretta a distanza di due anni a vivere una condizione di costante spopolamento. Appelli, quelli ad un'accelerazione delle pratiche, così come ad un implementazione dell'organico dell'ufficio speciale, che ad oggi sono caduti nel vuoto.
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