Sisma 2016, c’è una mappa in 3D dell’area

1 Aprile 2021

Realizzata da diverse istituzioni con l’aiuto di privati, aiuta a interpretare la pericolosità delle faglie

TERAMO. Pronta la mappa in 3D della crosta terrestre dell'area da cui si è generato il terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016 e la successiva sequenza sismica: un risultato che permette di avere un quadro più preciso delle faglie e delle principali caratteristiche geologiche dell'area di circa 2.500 chilometri quadrati, a cavallo fra Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche, nella quale dal 2016 al 2019 ci sono stati oltre 118.000 eventi sismici. Mancava infatti, finora, un modello geologico completo e un'immagine 3D dettagliata della crosta fino alla profondità compresa fra 10 e 15 chilometri. Il risultato si deve al progetto Retrace-3D condotto congiuntamente dal dipartimento della Protezione civile con gli istituti del Consiglio nazionale delle ricerche di Geologia Ambientale e Geoingegneria e per il Rilevamento Elettromagnetico dell'Ambiente, l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia e l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Hanno collaborato anche le aziende Eni e Total, che hanno fornito i dati raccolti durante le loro attività nella zona, come quelli gravimetrici e magnetici.
L'idea del progetto è nata subito dopo il terremoto di Amatrice, presso la struttura della Dicomac, da dove si coordinava la gestione dell'emergenza e che visto subito la collaborazione fra gestione operativa e comunità scientifica. La mappa, osservano i ricercatori, è «un modello virtuoso e facilmente riproducibile di collaborazione istituzionale e scientifica, che include una costruttiva sinergia pubblico-privato» e «può rappresentare uno schema di lavoro di successo, da attivare rapidamente in caso di emergenze simili, ma applicabile anche in ordinario ad aree specifiche ad elevata sismicità, preparando in anticipo modelli geologici, a sostegno di interpretazioni più affidabili sull'attivazione delle faglie e la relativa pericolosità».