«Sisma, dal Governo solo rinvii»

13 Ottobre 2019

I comitati degli sfollati contestano l’emendamento sulla busta paga pesante

TERAMO. «Se il terremoto ci ha distrutto le case, il governo ci sta togliendo la dignità e il nostro futuro. La misura è colma dopo l'ennesimo "emendamento spot" sul sisma, quello relativo alla proroga del termine della busta paga pesante infilato a una manciata di giorni dalla scadenza dentro il "Decreto clima". Ancora una volta il Governo, il quarto dopo le scosse di tre anni fa, conferma una totale mancanza di rispetto per la popolazione colpita, rimandando di un paio di mesi la restituzione dell'Irpef sospesa. Il problema viene solo posticipato, senza trovare soluzioni: una prassi tristemente consolidata in questi tre anni».
È quanto si legge in una nota diffusa ieri dal Coordinamento dei comitati terremoto Centro Italia, che continua: «Attendiamo di conoscere il testo quando ci sarà la pubblicazione ufficiale in Gazzetta, ma a quanto pare la proroga non comprende i contributi previdenziali per le imprese: un segno di totale disattenzione per chi cerca di lavorare per una ripresa economica nei territori terremotati. Vogliamo pagare ma con modalità dignitose. Noi non possiamo più perdere tempo, o peggio viverlo nell'angoscia della continua incertezza. Mancano poche settimane alla fine dell'anno e non sappiamo ancora se verrà prorogato lo stato di emergenza, il cui termine è fissato al 31 dicembre 2019. Il nuovo anno ci porterà la ripresa dei pagamenti delle utenze e delle rate dei mutui, anche sulle case che ormai sono ridotte a cumuli di macerie».
I comitati del terremoto evidenziano poi alcuni numeri agghiaccianti: «Dei 22 miliardi stanziati per la ricostruzione del Centro Italia ne sono stati utilizzati appena 200 milioni, secondo le ultime stime. Più di 3.800 famiglie vivono nelle Soluzioni abitative di emergenza, consegnate mediamente un anno e mezzo dopo il terremoto, più di mille persone del cratere sono ancora negli alberghi e nelle strutture ricettive, ci sono 50mila sfollati e ancora quasi 800mila tonnellate di macerie da rimuovere. Per la ricostruzione ci sono 114.000 schede di agibilità e danno ancora da visionare: stando al trend attuale ci vorranno cento anni per smaltire le pratiche. Tempi troppo lunghi perché nel frattempo sarà fallita la ricostruzione più importante, quella sociale ed economica dei paesi».