Sisma, mille pratiche non presentate

2 Settembre 2020

A Teramo città sulle 1.386 attese dell’Usr per l’edilizia privata ne sono state depositate solo 323, di cui 228 sono in lavorazione

TERAMO. Nel corso di questi quattro anni sono state numerose le proteste per quella che è stata più volte definita come "ricostruzione lumaca". Proteste e recriminazioni che non sono mancate nemmeno in occasione delle ultime visite in Abruzzo del neo commissario straordinario Giovanni Legnini. Eppure, dati alla mano, almeno per quel che riguarda il comune di Teramo, a rallentare la ricostruzione non è solo la burocrazia. Perché al primo settembre, secondo i dati della struttura commissariale, su 1.386 pratiche attese solo per la ricostruzione privata sulla scorta delle schede dei danni inoltrate, all'indomani del sisma ne sono state presentate solo 323. Oltre mille cittadini, dunque, che hanno avuto la casa o l'attività produttiva lesionata dal terremoto ad oggi non hanno presentato alcun progetto.
E questo nonostante dopo le innumerevoli proroghe l'ultima scadenza utile per presentare le pratiche, almeno per i danni lievi, sia quella del 20 settembre, mentre per i danni pesanti la scadenza è fissata a fine anno (anche se allo stato sembra probabile una nuova proroga). Eppure, dopo una prima fase di stallo, l'Usr di Teramo in seguito all'avvicendamento al vertice ha smaltito la stragrande maggioranza del lavoro: su 323 pratiche arrivate 228 sono quelle in lavorazione, di cui 86 in capo al Comune e 59 in capo ai professionisti. E, se Legnini punta far partire, in tutto il cratere, almeno cinquemila cantieri nei prossimi sei mesi, con questi numeri nel comune di Teramo per la ricostruzione privata ne potrebbero partire circa 150.
A cosa si deve, allora, la mancata presentazione dei progetti da parte dei privati per ottenere i relativi finanziamenti? Per il sindaco di Teramo da un insieme di cause. «I fattori che hanno portato a questa situazione sono molteplici» evidenzia il primo cittadino Gianguido D'Alberto, «innanzitutto la sfiducia che si è creata in questi anni rispetto alla complessità delle procedure, alle lungaggini burocratiche, all'impostazione della normativa. E poi anche al fatto che in una prima fase l'Usr non sia stato dotato di una struttura che gli consentisse di gestire in maniera efficiente l'ingente mole di pratiche. Questioni che oggi, con l'ordinanza 100, sono state di fatto superate, anche mettendo al centro della ricostruzione i tecnici e affidandogli maggiori responsabilità. Di fatto oggi ci sono tutte le basi per velocizzare la ricostruzione, anche perché l'ultima ordinanza estende le visure semplificate anche alle pratiche già presentate».
D'Alberto non nasconde che anche le continue proroghe per la presentazione dei progetti, così come del Cas e della sistemazione alberghiera, legate ovviamente alla necessità di garantire un sostegno ai nuclei familiari che loro malgrado si sono trovati a dover abbandonare le proprie abitazioni, legate al clima di sfiducia verso le istituzioni, abbiano contribuito. «L'eventuale proroga che ci sarà, e che ad oggi è necessaria, dovrà veramente essere l'ultima perché oggi le condizioni per far partire la ricostruzione ci sono tutte. Ma oltre alle norme deve cambiare anche l'approccio culturale da parte del pubblico, dei dirigenti. La semplificazione non è solo una questione normativa».
Un discorso che vale ancora di più per la ricostruzione pubblica, ferma al palo. L'unico cantiere di ricostruzione pubblica partito nel comune di Teramo è infatti quello delle case Ater di via Adamoli. Per le scuole si è ancora fermi alla progettazione e i primi cantieri dovrebbero partire solo nel 2021. Le scuole per le quali il Comune è in fase più avanzata sono la San Giuseppe, per la quale sono stati affidati tutti i livelli di progettazione, compresa quella esecutiva, e la San Giorgio si è in fase di progettazione definitiva. Sulla Risorgimento, inoltre, l'amministrazione ha recuperato un importante finanziamento per l'adeguamento sismico.
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