Slitta il processo dell’acqua I legali chiedono sicurezza

29 Settembre 2020

TERAMO. Slitta ancora il processo sull’acqua del Gran Sasso con gli avvocati pronti a chiedere lo spostamento in uno spazio adeguato a garantire il rispetto delle norme anti Covid. L’udienza in...

TERAMO. Slitta ancora il processo sull’acqua del Gran Sasso con gli avvocati pronti a chiedere lo spostamento in uno spazio adeguato a garantire il rispetto delle norme anti Covid. L’udienza in programma ieri mattina davanti al giudice monocratico Domenico Canosa è slittata per la coincidenza nella stessa giornata di due corti d’assise presiedute sempre dal giudice Canosa. Si torna in aula il 4 novembre con l’esame dei primi testi dell’accusa, ovvero i carabinieri del Noe impegnati all’epoca nelle indagini. E in previsione della prossima udienza gli avvocati dei dieci imputati ( i vertici dell’Istituto di fisica nucleare, Strada dei Parchi e Ruzzo a cui la Procura contesta l’inquinamento ambientale e il getto pericolose di cose) hanno chiesto lo spostamento in uno spazio diverso dall’aula di corte d’assise per garantire il distanziamento sociale e il rispetto di tutte le norme anti Covid proprio in considerazione delle numerose presenze. Non solo imputati e difensori, ma anche gli avvocati rappresentanti le 12 parti civili ammesse. I difensori, in una istanza inviata al giudice hanno chiesto «che l’udienza si svolga assicurando il rispetto delle condizioni igienico-sanitarie anti Covid attualmente in vigore a scopi precauzionali e dunque in modo da assicurare spazi idonei a consentire il distanziamento tra tutti i partecipanti e la messa a disposizione di microfoni adeguatamente trattati per tutte le parti processuali». Il processo è nato da un’inchiesta che ha posto sotto la lente di ingrandimento di investigatori e inquirenti l’intero sistema Gran Sasso, evidenziando quella che la Procura ha definito come un permanente pericolo di inquinamento delle acque.(d.p.)
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