Smart city, sprofondiamo tra gli ultimi

16 Marzo 2016

La città era 49ª due anni fa, ora è 92ª: mancano soprattutto le infrastrutture e la capacità di monitorare il territorio

TERAMO. Bologna è la città più smart d’Italia, seguita da altre città del nord; il centro-sud arranca e l’Abruzzo non fa eccezione; Teramo perde molte posizioni rispetto alla precedente classifica (da 49ª a 92ª) e sprofonda tra le ultime. È quanto emerge dalla terza edizione del rapporto Smart City Index presentato ieri all’evento Italia Smart di EY (già Ernst & Young. un network mondiale di servizi professionali di revisione e organizzazione contabile), tenutosi a Roma, che ha visto i protagonisti del processo di trasformazione delle città condividere idee e progettualità indirizzate a migliorare la vivibilità e fruibilità delle stesse. L’iniziativa è patrocinata da Agenzia per l’Italia Digitale.

Lo Smart City Index è argomento perfetto per alimentare il dibattito sul futuro di Teramo lanciato due mesi fa dalla nostra redazione con il forum “Teramo futura”. Intanto chiariamo cosa s’intende per “smart city” (testualmente “città intelligente”): in sintesi una città nella quale una serie di strategie e infrastrutture porta all’ottimizzazione e all’innovazione dei servizi pubblici. Ebbene, la 49ma posizione di Teramo – che era di gran lunga la migliore città capoluogo abruzzese – nello Smart City Index 2014 era caratterizzata da tre aree di eccellenza (Smart Justice, Smart Government e Risorse naturali) e da ben nove aree che mostravano invece situazioni di ritardo più o meno forte. Il peggioramento di Teramo nell’edizione 2016 deriva sostanzialmente dai seguenti fattori:

1. Teramo risulta in ritardo in particolare nella parte infrastrutturale e nella sensoristica (cioè nella capacità di monitoraggio del territorio), questo ne condiziona il posizionamento complessivo.

2. Teramo si posiziona oltre il 70° posto nelle categorie Vision e Strategia e Smart Citizens e vivibilità della città.

3. Nell’edizione 2014 erano stati considerati anche i servizi dell’area giustizia (Smart Justice), dove Teramo si posizionava al secondo posto nel ranking di area. Poiché nel corso dell’ultimo anno, con la diffusione del processo civile telematico in tutti i tribunali, è di fatto avvenuto uno switch-off dei servizi per la giustizia dal classico canale analogico al digitale, nell’edizione 2016 i servizi dell’area tematica Smart Justice non sono stati considerati. Questa assenza ha condizionato il posizionamento di quelle città (Teramo e Ancona)che nel 2014 avevano nella Smart Justice una particolare punta di eccellenza.

4. Nell’area relativa ai servizi di eGovernment Teramo è rimasta sostanzialmente ferma alla situazione del 2014: diverse città, grazie all’introduzione di nuovi servizi on-line, sono riuscite a superarla.

5. Teramo ha inoltre confermato nel 2016 il particolare ritardo nel broadband (banda larga) e nella smart education (internet a scuola), già presente nel 2014.

A commentare questo sprofondamento abbiamo chiamato Gianmaria De Paulis, giovane ed affermato imprenditore informatico. «Lo Smart City Index», dice De Paulis, «rivela che a Teramo non ci sono infrastrutture di rete avanzate (banda larga, reti per la sicurezza, aule internet, trasporto, mobilità pubblica, parcheggi, energia, rifiuti) e non esiste la sensoristica, ovvero tutto ciò che permette di monitorare il territorio (qualità di aria e acqua, gestione del rifiuto, gestione dell'energia). E il monitoraggio dei dati è importante perché permette l'ottimizzazione dei singoli processi e dell'intero sistema. Prendiamolo come uno sprone a migliorare, io cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno. Di sicuro la rivoluzione digitale è oggi, oggi ci si gioca il futuro. Siamo in un mondo più competitivo e veloce, bisogna essere più veloci. Altrimenti ti sorpassano, e questa classifica lo dimostra. Nel 2014 eravamo forti nella Smart Justice, il processo telematico era stato sperimentato tra i primi a Teramo. E poi eravamo ben piazzati nello Smart government, ovvero nei servizi degli enti pubblici nei confronti del cittadino Su questi servizi eravamo in prima fascia, ora siamo stati sorpassati anche se restiamocomunque in seconda fascia».

Allargando il discorso all’Abruzzo, De Paulis fa un’ipotesi: «Vedo che rispetto al 2014 è crollata anche L'Aquila. Perché? Non vorrei che il processo di aggregazione paventato tra le istituzioni di Teramo e L’Aquila, e che non si è fatto, abbia rallentato qualsiasi innovazione. Insomma, siamo rimasti in una sorta di limbo: facciamo l’aggregazione o non la facciamo? Nell’incertezza non si è operato per attrarre finanziamenti e l’esempio principe sono le Camere di commercio, che hanno tagliato gli aiuti: così le aziende hanno tagliato sull’innovazione. Pescara e Chieti invece sono rimaste lì, ma tra esse c'è un'aggregazione di fatto: quella viene percepita come un'unica area. Di sicuro», continua l’imprenditore, «l'Abruzzo è poco smart e non mi meraviglia. La smart city non è solo una risoluzione tecnologica, è una città che ha quel guizzo, quel qualcosa in più. Significa ad esempio turismo, cultura, ricettività, più piattaforme: elementi che danno un valore aggiunto. L'Abruzzo ha bisogno di una forte spinta da questo punto di vista».

E da chi dovrebbe arrivare questa spinta? Gianmaria De Paulis non ha dubbi: «Serve la sinergia tra gli attori del territorio, non è questione solo di enti. Certo, ci vuole un ente capofila che metta tutti intorno a un tavolo e li spinga ad adottare progetti innovativi. Oggi l'Europa richiede più che mai sinergia pubblico-privata, una progettualità importante, per dare i finanziamenti. Questo soggetto capofila può essere la Provincia? Sì, ma la vogliono eliminare...».(d.v.)

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