Società svuotata, imprenditore prosciolto

11 Maggio 2018

Era accusato di aver sottratto oltre un milione di euro destinato al pagamento delle imposte

TERAMO. Era finito davanti al gup con la pesante accusa di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, ovvero secondo l’Agenzia delle entrate tre milioni e 200mila euro di Iva dovuta dal 2006 al 2009. Ma ieri mattina il gup Domenico Canosa ha prosciolto da ogni accusa un imprenditore teramano disponendo per lui il non luogo a procedere.
La Procura (fascicolo del pm Silvia Scamurra che nell’udienza di ieri ha chiesto il non luogo a procedere) contestava all’uomo di aver svuotato la società di cui era socio amministratore prima di chiederne la liquidazione attraverso il trasferimento di circa un milione e 300mila euro sui proprio conti correnti. E non solo. Sempre secondo l’accusa della Procura lo avrebbe fatto anche attraverso l’azzeramento della merce presente e la vendita della vettura aziendale. «Nel 2011», si legge nel capo d’imputazione, «compiva questi atti idonei a rendere del tutto inefficace la procedura di riscossione coattiva di tali tributi».
L’uomo era difeso dagli avvocati Monica Passamonti e Fabiana Pechini che hanno presentato una consulenza di parte del commercialista Biagio Rignanese. Secondo la ricostruzione fatta dai legali nella loro memoria i fatti contestati dalla Procura sarebbero stati smentiti da una documentazione già presente nel fascicolo e prodotta anche nell’ambito dei procedimenti di primo e secondo grado davanti alla commissione tributaria tra il loro assistito e l’Agenzia delle entrate (entrambi vinti dall’imprenditore).
A cominciare da quei soldi passati dai conti correnti della società ai conti correnti dell’uomo. Secondo la ricostruzione fatta dalla difesa questi soldi altro non sarebbero stati che il corrispettivo di debiti della società nei confronti del socio amministratore per degli apporti finanziari fatti dallo stesso nel 2011 nelle casse della società. Per quanto riguarda l’azzeramento del magazzino i legali hanno sostenuto, sempre sulla base della documentazione già presente nel fascicolo, che non ci sia stato nessun depauperamento ma una attività di vendita e acquisto che avrebbe portato nelle casse della società ricavi netti per sei milioni con una marginalità di guadagni di 600mila euro. Per quanto riguarda la vettura, sempre i legali difensori, hanno sostenuto che è stata venduta ad un prezzo di 5mila euro (molto più alto rispetto a quello dell’acquisto) con soldi entrati nelle casse della società.(d.p.)
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