Soldi per i permessi di soggiorno «Processate i tre imprenditori»

Secondo la Procura si sarebbero fatti versare denaro per garantire regolarizzazioni e posti di lavoro Raggirati venti stranieri, contestato anche il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina
TERAMO. Il business degli immigrati clandestini non conosce pause. Perché c’è sempre un modo di spillare soldi a un esercito di disperati pronti a tutto per un permesso di soggiorno pagando connazionali e italiani senza scrupoli.
A chiusura delle indagini, la Procura teramana (pm titolare del fascicolo Francesca Zani) ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro persone, tre piccoli imprenditori teramani e un cittadino straniero che avrebbe fatto da intermediario, accusati di aver messo a segno un presunto giro di truffe a danno di numerosi immigrati, per ora accertati venti casi, che avrebbero pagato somme tra 3 e 4mila euro per ottenere il permesso di soggiorno. Le accuse ipotizzate nei confronti sono truffa e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
L’inchiesta è nata dalla denuncia di pakistani e senegalesi che hanno raccontato di aver dato soldi a un connazionale senza aver mai ottenuto nulla e di aver incontrato tre italiani, un uomo e una donna, che si sono presentanti come imprenditori pronti ad assumerli facendo tutte le pratiche per consentire loro di ottenere il permesso di soggiorno per lavoro. Ma regolarizzazioni e posti di lavoro non sono mai arrivati. Ora la parola passa al gup che dovrà decidere per un processo o un non luogo a procedere.
Così ha scritto una delle presunte vittime nella denuncia finita in Procura: «Sono entrato in Italia clandestinamente e successivamente ho richiesto asilo politico presso la questura che mi ha rilasciato titolo di soggiorno. Per il mio sostentamento ho prestato attività lavorativa subordinata presso il mio connazionale titolare di una ditta. In occasione dell’entrata in vigore della legge sulla sanatoria il mio connazionale mi rappresentava la possibilità di trovare lavoro presso una ditta agricola di sua conoscenza e quindi di prendere un regolare permesso di soggiorno e regolarizzare la mia presenza in Italia. Il mio connazionale mi chiedeva il pagamento della somma di euro 5mila di cui 2500 in anticipo al momento dell’invio della domanda di sanatoria ed euro 2500 a conclusione del procedimento di rilascio, oltre a 500 euro per le spese». Soldi che lui ha dato. Ma successivamente all’uomo è arrivata una lettera da parte dello sportello unico per l’immigrazione di Teramo con cui gli è stato comunicato il preavviso di rigetto della domanda perché all’esame della visura ordinaria della ditta che avrebbe richiesto la sua assunzione si è scoperto che la stessa aveva un rappresentante legale non corrispondente al nominativo indicato sull’istanza telematica. Caso che ricalca quello di molti altri.
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