Soldi per i permessi di soggiorno «Processate i tre imprenditori»

3 Novembre 2022

Secondo l’accusa si sarebbero fatti versare denaro per garantire posti di lavoro e regolarizzazioni Parte lesa dieci stranieri, contestati la truffa e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

TERAMO. La Procura impacchetta le accuse e chiede il processo per tre piccoli imprenditori teramani indagati per un giro di presunte truffe a danno di decine di immigrati che avrebbero pagato somme tra 5 e 6mila per ottenere un permesso di soggiorno mai arrivato. Perché il business degli immigrati clandestini non conosce pandemia. E c’è sempre un modo di spillare soldi a un esercito di disperati, pronti a tutto per un permesso di soggiorno pagando connazionali e italiani senza scrupoli.
Al termine di complessi accertamenti, il pm titolare del fascicolo Francesca Zani ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio contestando ai quattro (insieme agli imprenditori teramani c’è un pakistano connazionale delle vittime con il ruolo di intermediario) le accuse di truffa e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per ora dieci le parti lese. L’inchiesta è nata dalla denuncia di pakistani e senegalesi che hanno raccontato di aver dato soldi a un connazionale senza aver mai ottenuto nulla e di aver incontrato due italiani, un uomo e una donna, che si sono spacciati per imprenditori pronti ad assumerli facendo tutte le pratiche per consentire loro di ottenere il permesso di soggiorno per lavoro. Ma il permesso di soggiorno non è mai arrivato. Gli stranieri sono in gran parte assistiti dall’avvocato Luca Macci. Così ha scritto una delle presunte vittime nella denuncia finita in Procura: «Sono entrato in Italia clandestinamente e successivamente ho richiesto asilo politico presso la questura che mi ha rilasciato titolo di soggiorno. Per il mio sostentamento ho prestato attività lavorativa subordinata presso il mio connazionale titolare di una ditta. In occasione dell’entrata in vigore della legge sulla sanatoria il mio connazionale mi rappresentava la possibilità di trovare lavoro presso una ditta agricola di sua conoscenza e quindi di prendere un regolare permesso di soggiorno e regolarizzare la mia presenza in Italia. Il mio connazionale mi chiedeva il pagamento della somma di 5mila euro, di cui 2500 in anticipo al momento dell’invio della domanda di sanatoria e 2500 euro a conclusione del procedimento di rilascio, oltre a 500 euro per le spese». Soldi che lui ha dato. Ma successivamente all’uomo è arrivata una lettera da parte dello sportello unico per l’immigrazione di Teramo con cui gli è stato comunicato il preavviso di rigetto della domanda perché all’esame della visura ordinaria della ditta che avrebbe richiesto la sua assunzione si è scoperto che la stessa aveva un rappresentante legale non corrispondente al nominativo indicato sull’istanza telematica. Caso che, molto probabilmente, ricalca quello di molti altri. L’udienza preliminare è fissata per il 17 novembre davanti al gup Lorenzo Prudenzano.
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