Sospesi quattro ufficiali di stato civile

23 Novembre 2018

Indagati per abuso e falso, lavorano nei Comuni di Roseto, Pineto, Notaresco e Castellalto. No alla misura per otto vigili

TERAMO. La sospensione dal servizio, per 10 mesi, dei quattro ufficiali di stato civile Berardo Dino Di Martino a Notaresco, Elisabetta Coletti a Pineto, Gentilina Casini a Roseto e Sabatino Di Donato a Castellalto, disposta dal gip Roberto Veneziano su richiesta del pm Stefano Giovagnoni, mette un ulteriore punto fermo nell'inchiesta relativa alle residenze fittizie per l'ottenimento della cittadinanza tramite naturalizzazione da parte di cittadini brasiliani che vantano avi italiani. Inchiesta che a luglio aveva già portato alla notifica di dieci ordinanze di divieto di dimora in provincia per altrettanti titolari di agenzie di intermediazione e che ieri ha visto la notifica della misura interdittiva a quattro dei dodici dipendenti pubblici per i quali la Procura aveva chiesto la sospensione dal servizio. Per gli altri otto, tutti vigili urbani che nel frattempo sono stati spostati ad altri incarichi o trasferiti altrove, il gip ha rigettato la richiesta.
L'inchiesta, avviata due anni fa dalla squadra mobile della questura di Teramo e nella quale ai quattro funzionari vengono contestati il falso in atto pubblico e l'abuso d'ufficio continuato ed in concorso, avrebbe fatto emergere come 690 cittadinanze, richieste nei quattro comuni dal 2015 al 2017 da altrettanti cittadini brasiliani, siano state rilasciate senza i relativi presupposti. Un vero e proprio bussiness, secondo la Procura, organizzato dalle agenzie di intermediazione per velocizzare le pratiche relative all'ottenimento della cittadinanza attraverso un giro di residenze fittizie e che avrebbe permesso agli stessi intermediari di guadagnare dai 3 ai 4mila euro per ogni pratica gestita.
A far scattare l'inchiesta, denominata "Cidadania" – cittadinanza in portoghese – e condotta dalla squadra mobile in collaborazione con i colleghi del commissariato di Atri, erano state all'epoca le numerose richieste di passaporti presentate in questura da parte di brasiliani che avevano da poco ottenuto la cittadinanza italiana. Da qui l'avvio di un'indagine che avrebbe fatto emergere un business di false cittadinanze che ruotava in particolare attorno all'attestazione di una stabile residenza nei comuni interessati da parte dei richiedenti. Requisito essenziale ma che in realtà, nei casi incriminati, secondo l'accusa, era del tutto assente. In particolare, secondo la Procura, in molti casi, al contrario di quanto attestato dagli ufficiali di stato civile, la richiesta di cittadinanza sarebbe stata presentata quando i brasiliani interessati si trovavano ancora in Brasile e in molti atti di concessione della cittadinanza gli stessi ufficiali avrebbero attestato che si era in presenza di tutte le condizioni per il legittimo riconoscimento quando in realtà non era così. Perché spesso, al momento del rilascio, non era ancora stata effettuata la verifica della residenza abituale, mentre in altri casi il relativo controllo da parte della polizia municipale si era estrinsecato nel solo sopralluogo presso le abitazioni indicate. Abitazioni che in realtà sarebbero state occupate solo per il tempo necessario ad ottenere l’agognato documento e dove in precedenza avevano dichiarato la dimora abituale molti altri brasiliani.
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