Spaccio, chiesti 22 anni di carcere

Il pm sui tre imputati: «Erano i punti di riferimento per la droga a San Nicolò»
TERAMO. Sono state le centinaia di intercettazioni, pilastri dell’indagine, a fare da filo conduttore alla requisitoria con il cui il pm Luca Sciarretta ha chiesto complessivamente 22 anni ed un mese per i tre teramani arrestati nel 2015 nell’ambito della maxi inchiesta per spaccio di cocaina ed eroina. «Perchè», ha detto il pm in aula, «erano diventati i punti di riferimento dello spaccio a San Nicolò e svolgevano come professione l’attività di cessione, un’attività quotidiana». In aula, davanti al giudice monocratico Franco Tetto, con l’accusa di spaccio ci sono Aldo Di Marcantonio, 38 anni, Silvestro Di Giovanni, 56 anni, già conosciuti alle forze dell’ordine, e Gloria Carbone, 37 anni, incensurata, tutti di San Nicolò. Il pm ha chiesto la condanna ad otto anni e due mesi per il primo, ad otto anni e cinque mesi per il secondo e a cinque anni e quattro mesi per la terza, incensurata, che ieri in aula nel corso dell’esame ha negato ogni accusa sostenendo di aver mentito nell’interrogatorio di garanzia per ottenere i domiciliari. «Tutti gli elementi probatori», ha puntualizzato Sciarretta nella requisitoria, «depongono per una elevata professionalità dei tre». E, citando svariati pronunciamenti della Cassazione, ha specificato: «Professionalità che sta anche nel diventare punto di riferimento per l’attività di spaccio». Secondo l’accusa i tre riuscivano a piazzare sul mercato cittadino tra i cinquanta e i cento grammi di eroina e cocaina a settimana ad un cospicuo numero di tossicodipendenti con modalità diverse. Non solo in incontri in strada, spesso davanti al Sert, ma anche a domicilio dei consumatori dopo “ordinazioni” telefoniche sui quantitativi da consegnare. La sentenza è attesa a ottobre.(d.p.)
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