Spaccio di droga su chat criptate: sette minorenni verso il processo

25 Aprile 2026

Contestate centinaia di cessioni di hashish e marijuana a coetanei anche in prossimità delle scuole 

TERAMO. Al netto di un’inchiesta che non risparmia particolari come il coinvolgimento di alcuni genitori nell’attività di spaccio (stralcio all’esame della Procura ordinaria), a far suonare l’ennesimo allarme sociale è la presenza di giovanissimi pronti a usare chat criptate per non essere intercettati nel traffico di droga e decisi a mettere nero su bianco l’idea di una società per la gestione dei guadagni.

L’inchiesta della Procura per minorenni, che a novembre ha portato a sei arresti di teramani di età compresa tra i 16 e i 17 anni, è chiusa: in sette rischiano di finire a processo dopo l’avviso di conclusione delle indagini in cui si ipotizzano centinaia di cessioni di hashish e marijuana. L’inchiesta è una fotografia impietosa della microcriminalità giovanile che continua a riempire statistiche e indagini sociologiche come se ormai non ci fosse più nessun argine. In questo caso c’è un gruppo accusato di aver messo in piedi un sistema di spaccio codificato con tanto di chat criptate per gestire grossi quantitativi di droga sul mercato teramano (spesso davanti alle scuole) in un collaudato apparato che sembra proprio quello delle grosse organizzazioni criminali.

Secondo l’accusa del procuratore per i minorenni David Mancini che all’epoca ha chiesto e ottenuto le misure cautelari firmate dalla giudice Flavia Martinelli, il gruppo gestiva un maxi spaccio di droga all’interno del circuito cittadino teramano e spesso in prossimità di istituti scolastici. Come riportato negli atti: «Ciascuno degli indagati, pur se con modalità e intensità diverse, è dedito stabilmente a tale illecita attività fonte di rilevanti guadagni e di elevato allarme sociale, proprio in ragione della minore età di molti dei fruitori, nonché cessionari finali». Secondo una prima ricostruzione il gruppo manteneva i contatti, attraverso telefonini o tablet, su delle piattaforme caratterizzate da un particolare, cioè molto alto, livello di criptazione dei messaggi con il chiaro intento di evitare intercettazioni o altro.

Proprio utilizzando questi sistemi i ragazzi si scambiavano informazioni sul traffico di considerevoli quantitativi di sostanza stupefacente – nell’ultimo blitz è stato sequestrato oltre un chilo di hashish nella casa di un 17enne – da far arrivare sul mercato teramano dove spacciavano dopo essersi divise le zone con gruppi di maggiorenni. Messaggi su piattaforme criptate, dunque, per organizzare modalità di consegna e appuntamenti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'attività si fondava su un florido commercio che deriva dalla sistematica disponibilità di rilevanti quantità di stupefacente, acquistato attraverso il reinvestimento del denaro precedentemente guadagnato con la vendita delle dosi. E da qui l’idea di mettere in piedi una vera e propria società.

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