Spara ai cinghiali, assolto dalla corte d’appello
TERAMO. Assolto dalle accuse di aver sparato per scacciare i cinghiali dal suo terreno e di aver arrecato disturbo, sparando, alla fauna selvatica protetta nell’area del Parco del Gran Sasso. Lo ha...
TERAMO. Assolto dalle accuse di aver sparato per scacciare i cinghiali dal suo terreno e di aver arrecato disturbo, sparando, alla fauna selvatica protetta nell’area del Parco del Gran Sasso. Lo ha deciso la corte d’appello dell’Aquila che il 6 luglio scorso ha annullato la sentenza di condanna che il tribunale di Teramo aveva inflitto a un cacciatore di Castelli, Fernando Iuvinale.
L’uomo, in primo grado, era stato condannato al pagamento di un’ammenda di novemila euro al termine del processo che si era concluso nel maggio 2013. Il cacciatore, titolare di una piccola azienda agricola, era accusato di avere sparato tre colpi di fucile dal balcone della sua abitazione di Castelli «in assenza della prescritta licenza dell’autorità». L’uomo voleva metter in fuga i cinghiali per evitare che facessero danni e contro la sentenza di condanna aveva proposto appello, tramite il suo avvocato Giusepe Olivieri. La corte dell’Aquila lo ha assolto dall’accusa di spari non autorizzati perché persona non punibile e dall’accusa di avere arrecato disturbo alla fauna protetta perché il fatto non sussiste. «Di conseguenza», osserva il legale del cacciatore, «le richieste del Parco, in particolare quella della liquidazione dei danni per avere disturbato la fauna nella zona protetta con spari da fucile da caccia, e delle spese legali di costituzione di parte civile sono state ineludibilmente rigettate dalla Corte». Che ha accolto le tesi dell’avvocato della difesa, il quale ha «richiamato più volte il concetto di gestione del territorio unitamente alle esigenze di limitare i danni di alcune specie selvatiche, queste considerate dalla normativa pericolose». Commentando la sentenza, l’avvocato Olivieri osserva anche che «sulla scia di questa nuova esigenza gestionale sembrano essere orientate le Province abruzzesi con l’effettuazione di numerosi corsi di abilitazione al selecontrollo degli ungulati al fine di tutelare il valore sociale, culturale, antropico delle piccole aziende di alta collina e/o di montagna di continuo vessate dalle scorribande vandaliche dei pericolosi ungulati, in particolare dei cinghiali ormai di grosse dimensioni a causa di incroci, superando abbondantemente in molti casi i due quintali di peso».
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