Spazi riaperti e nuovi cantieri, l’intervista al sindaco D’Alberto: «Stiamo trasformando la città»

foto di Giampiero Marcocci
Il primo cittadino fa il punto dell’attività svolta nel 2025 e parla delle sfide in agenda per il 2026: «Teramo vive la sua fase storica più importante e cambia volto con 200 milioni di lavori in campo»
TERAMO. Continuità e consapevolezza. Metamorfosi e svelamento. Sono le parole che il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto usa come coordinate per tracciare il bilancio del 2025 e disegnare il 2026 della città. Tra cantieri, spazi rigenerati, ferite ancora aperte, tensioni politiche interne e battaglie su acqua, rifiuti e sanità, il primo cittadino fa il punto del lavoro svolto e delle partite aperte per il nuovo anno.
Sindaco, che 2025 è stato per Teramo?
«Di continuità con la programmazione precedente, caratterizzato dalla chiusura di importanti cantieri: penso alla scuola della Cona realizzata in soli sei mesi e a quella di Villa Vomano, riaperta in anticipo rispetto alle scadenze. A giorni sarà inaugurato l’asilo “La casetta sul fiume”. Sono tutti avviati i percorsi di ricostruzione post-sisma e la città si è riappropriata di spazi importanti, che abbiamo rigenerato: l’ipogeo, il castello Della Monica, largo Melatino. È stato chiuso il primo lotto della stazione ferroviaria: opera strategica portata avanti da Rfi col supporto del Comune che rappresenta un grande valore per Teramo».
A fronte di questo, però, ci sono tanti cantieri ancora aperti e opere concluse fortemente contestate. Come la pista ciclabile.
«Sì, ma proprio la presenza dei cantieri smentisce chi ci accusa di “immobilismo”: Teramo è una città cantiere e sta vivendo la sua fase storica più importante. Abbiamo una programmazione per 200 milioni di euro, questo dà la misura dei mutamenti in corso e anche delle difficoltà che impegni così possono avere nella gestione dei progetti. Ma stiamo cambiando il volto di questa città e dobbiamo tutti esserne consapevoli. Ogni metamorfosi porta con sé disagi, ma bisogna saperla leggere e gestirla. Alla ciclabile, opera necessaria per proiettarci verso una vera mobilità sostenibile, saranno apportare modifiche se necessario. Per il resto abbiamo cantieri che stanno rafforzando la vocazione di Teramo: il Braga, il mercato coperto, il teatro comunale. La nostra città avrà luoghi di grande valore culturale e sociale degni di un capoluogo.
Di cosa è particolarmente orgoglioso?
«Sicuramente del teatro romano: dopo decenni di chiacchiere abbiamo in pochi anni tracciato il percorso, trovato i soldi che sono stati anche raddoppiati col Pnrr a 19 milioni, svolto gli scavi e gli interventi necessari: il 2026 sarà l’anno del restauro dell’area. Il teatro avrà una valenza regionale e nazionale. Ma sono orgoglioso anche del progetto del biodigestore: nel 2025 abbiamo definito tutti i passaggi tecnici ed economici».
La città però ha ancora delle ferite aperte: le case di via Longo in primis, ma anche il vecchio stadio. Il 2026 porterà novità concrete?
«Si: via Longo è una criticità ereditata. Avevamo un progetto che ha avuto un riconoscimento nazionale, ma è stato escluso dai finanziamenti. Ora abbiamo dato il via libera a un mutuo per intervenire su una prima palazzina e abbiamo la copertura finanziaria per la seconda. Procediamo per step, sui palazzi vuoti, ed entro l’anno partiranno i lavori. Stessa cosa per il vecchio stadio comunale: c’è il progetto e ci sono i fondi. Nel 2026 apriamo il cantiere: resterà la destinazione sportiva e sarà costruito un parcheggio interrato. Entro la fine del 2027 i lavori saranno conclusi».
Il 2025 è stato politicamente turbolento per la sua maggioranza, fra tensioni e fratture. Il rimpasto è ancora in agenda?
«Si tratta di tensioni fisiologiche in un secondo mandato, che non mi preoccupano e che non hanno creato blocchi amministrativi. Sono soddisfatto della mia squadra, tutti dobbiamo migliorare. E tutti dobbiamo essere responsabili. Quando c’è stato da richiamare sull’unità, l’ho fatto. Il rimpasto non è una priorità ma se ci sarà l’opportunità di migliorare qualcosa, si farà».
Le riforme regionali sull’acqua e sui rifiuti la preoccupano?
«Si. L’indirizzo della Regione sembra favorire, come accaduto già in passato, l’asse Pescara-L’Aquila penalizzando Teramo. Le riforme mi preoccupano perché non rispondono alle necessità dei territori né li valorizzano. Ma mi preoccupa anche la gestione regionale della sanità ed è per questo spero in un 2026 di unità trasversale a difesa del Teramano su temi così cruciali».
Cosa augura a Teramo per il 2026?
«Di avere consapevolezza della trasformazione che si sta svelando, della visione concreta che abbiamo impresso alla città, di seguire il percorso tracciato che parla di cultura e bellezza di una Teramo che ha nei suoi tesori la sua vocazione. Il 2026 sarà l’anno dedicato anche alla costruzione dei contenuti dei luoghi ritrovati perché faranno la differenza: lo dimostra il lavoro fatto con la biblioteca Delfico. La gestione condivisa col Comune ha portato ad un aumento del 400% degli iscritti ai suoi servizi. Questa è la via da seguire, rafforzando il rapporto con le istituzioni locali, a partire dall’università».
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