Sperandio: «Piano d’Accio scelta senza motivi chiari»

14 Gennaio 2022

L’ex sindaco scettico sulla collocazione rilanciata da Asl e Regione per l’opera «Spesa da centinaia di milioni con il rischio di fare una cattedrale nel deserto»

TERAMO. «Scelta immotivata». C’è anche l’ex sindaco Angelo Sperandio tra gli scettici sulla collocazione del nuovo ospedale a Piano d’Accio. «A disposizione della collettività andrebbero messe tutte le informazioni relative a questa decisione così importante per i cittadini», osserva, «cosa che al momento non mi risulta sia stata fatta con chiarezza». Resta così, per il sindaco che ha guidato la città tra la metà degli anni ‘90 e i primi del 2000, la sensazione di un orientamento della «politica» incomprensibile e in che lascia troppe incognite rischiose per il buon esito dell’operazione. «Non entro nel merito tecnico dell’intervento», sottolinea Sperandio, «ma qualcosa manca per una piena comprensione dei motivi di questa scelta».
L’ex sindaco tiene a premettere che «va benissimo darsi da fare per rendere migliore la sanità e garantire ancor di più uno dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione». Sperandio, che chiarisce di non avere intenti polemici né di contrasto nei confronti di chi «sta lavorando a questo progetto», sottolinea però di sentirsi «in dovere di porre qualche domanda per aver qualche chiarimento» sull’intervento di nuovo prospettato nei giorni scorsi da Asl e Regione. I dubbi dell’ex sindaco si basano sugli stessi elementi in forza dei quali il comitato civico formato da 32 associazioni si è espresso contro la realizzazione del nuovo ospedale a Piano d’Accio, spingendo per il potenziamento del Mazzini a Villa Mosca. «La domanda di partenza è cosa serve alla sanità teramana», osserva Sperandio, che ragiona da docente di matematica, la professione della sua vita extra politica, «per poi chiedersi come realizzare quello che è necessario». La soluzione Piano d’Accio, dunque, non lo convince perché «si spendono centinaia di milioni con il rischio di costruire una cattedrale nel deserto che non si sa quando sarà ultimata».
All’ex sindaco suona strano e allarmante il fatto che nel quadro economico dell’opera da 260 milioni di euro ne manchino all’appello ancora un centinaio. «La Cassa depositi e prestiti ha evidenziato che la Asl è già troppo indebitata», ricorda l’ex primo cittadino, «per potersi esporre ulteriormente».
C’è poi il rischio idrogeologico che incombe sull’area indicata, come ha evidenziato più volte anche il comitato pro Mazzini. «In quella zona non si è mai potuto costruire nulla proprio perché è esondabile», ribadisce l’ex primo cittadino, «se il fiume si dovesse riprendere il suo spazio, come spesso è avvenuto in passato, comporterebbe un gravissimo problema per una struttura fondamentale come l’ospedale». La spesa, insomma, non vale il rischio secondo Sperandio che vede molto più sicuro e realizzabile il percorso che porta alla riqualificazione del Mazzini. «I volumi ci sono e se c’è anche lo spazio per aggiungerne altri, la struttura non ha mostrato difficoltà in occasione delle scosse sismiche e la zona è centrale e salubre», fa notare Sperandio, «e dunque non si capisce perché non si possano conoscere gli elementi che mancano a quel complesso ed è necessario una spesa enorme per un intervento dall’esito incerto». Non convince neppure la destinazione del Mazzini a sede di uffici. «Tutto quello spazio non può essere destinato solo a questa funzione», conclude Sperandio.
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