Spese per il tribunale, causa da tre milioni al governo

1 Ottobre 2017

Roma vuole rimborsare agli enti locali solo il 10 per cento del dovuto, il Tar boccia il blitz E Teramo insieme a Chieti si rivolge ai giudici: «Devono restituirci l’intera somma» 

TERAMO. Il governo si autotaglia il debito per le spese dei tribunali e il Comune gli fa causa. Non ci sta l'amministrazione comunale a "regalare" quasi tre milioni di euro al ministero della Giustizia per i conti di bollette e manutenzioni di aule e uffici giudiziari. Per recuperarli aprirà un contenzioso insieme al Comune di Chieti. Lo annuncia il sindaco Maurizio Brucchi tra le strategie che l'ente metterà in campo per attutire l'impatto sui conti dell’ente dell'anticipazione di cassa. Il ricorso all'indebitamento con le banche per garantirsi liquidità e coprire le spese correnti è finito nel mirino della Corte dei conti, secondo cui i 15 milioni prelevati dall'amministrazione in otto mesi destano preoccupazione.
Brucchi però, oltre a sottolineare che quasi tutti i Comuni italiani sono alle prese con i problemi dettati dall'anticipazione di cassa, reagisce richiamando colpe e omissioni da parte di altri livelli istituzionali. «La Corte dei conti fa rilievi su una situazione che esula dalle nostre capacità», tiene a sottolineare, «siamo stanchi di portare tutto sulle nostre spalle: ognuno si assuma le proprie responsabilità». Così nel mirino finisce proprio il governo per le spese del tribunale. «In dieci anni abbiamo anticipato costi per 13 milioni di euro», evidenzia il primo cittadino, «che finora ci sono stati rimborsati solo in parte». All'appello mancano 6,7 milioni di euro, ma di fatto poco meno di quattro sono andati persi perché è scaduto il termine di cinque anni per la loro riscossione. Sui restanti tre il governo ha tentato un blitz. «In un suo provvedimento ha stabilito che avrebbe pagato solo il 10% della somma», ricorda Brucchi, «liquidandola in dieci anni». Il Comune di Teramo, insomma, avrebbe ricevuto rate annuali di 30mila euro fino al saldo (300mila euro) del debito rimodulato. Questa soluzione è stata già bocciata dal Tar del Lazio, ma per ottenere l'esborso in tempi certi dei tre milioni dovuti l'amministrazione teramana, insieme a quella teatina per la cifra di propria competenza, si rivolgerà al giudice. «Chiederemo il saldo dell'intera somma che abbiamo sborsato», insiste il sindaco, «sono soldi che ci devono dare, non ci sta bene un rimborso forfettario».
Dal governo il Comune attende anche i finanziamenti per opere pubbliche già realizzate. Il caso è simile a quello delle spese per il tribunale ed è innescato da regole capestro per gli enti locali. «Per legge dobbiamo pagare le imprese entro trenta giorni dall'emissione delle fatture a conclusione dei lavori», osserva Brucchi, «ma lo stesso termine non è previsto per i finanziamenti pubblici assegnati ai progetti». Il sindaco cita ad esempio lo svincolo del Lotto zero alla Gammarana, che ha ottenuto fondi statali. «Abbiamo anticipato e rendicontato la spesa di 2,2 milioni di euro per quest'opera», fa notare, «ma non ci è stato liquidato neppure un centesimo». L'amministrazione ha in chiusura pratiche per altri due milioni di euro riferiti ad opere pubbliche finanziate da Regione o governo. «In totale abbiamo speso cinque milioni di euro che dobbiamo recuperare», insiste il sindaco, «e anche questo pesa sul bilancio. Cosa deve fare un Comune», si chiede, «smettere di pagare nei tempi dovuti?».
©RIPRODUZIONE RISERVATA