Spinto e investito, no del giudice alla scarcerazione di Mercurio

13 Giugno 2023

Respinta la richiesta di revoca degli arresti domiciliari presentata dai difensori del gestore del night Il magistrato: «L’attività svolta dopo l’arresto ha rafforzato i gravi indizi di colpevolezza»

TERAMO. Per il gip Lorenzo Prudenzano, così scrive nel provvedimento, «l’attività svolta successivamente all’emissione della misura cautelare non ha smentito, al più rafforzato, i gravi indizi di colpevolezza e ha fatto emergere un quadro di personalità dell’indagato a tratti allarmante». Con queste motivazioni il giudice respinge la richiesta di revoca degli arresti domiciliari per Pietro Mercurio, il 60enne gestore di night accusato di omicidio preterintenzionale.
Il caso è quello della morte di Marco Monti, il 51enne imprenditore di Città Sant’Angelo che un anno fa venne travolto da un’auto sulla statale 16 a Silvi davanti al night club Zeus. Secondo l’accusa della Procura (pm titolare del fascicolo Laura Colica) l’investimento avvenne perché l’uomo, al termine di una lite dopo una serata nel locale, venne spintonato in strada da Mercurio. I nuovi difensori dell’uomo, gli avvocati Gabriele e Alfredo Scaccia, nei giorni scorsi avevano presentato istanza al giudice per chiedere una modifica della misura cautelare sostenendo che il loro assistito si fosse difeso nel corso della lite con Monti. Istanza, quella della richiesta di revoca, a cui il pm titolare del fascicolo Colica ha dato parere contrario con una circostanziata motivazione. Quattro pagine in cui il pm scrive: «Le dichiarazioni contrastano con le risultanze delle indagini, delle stesse intercettazioni ambientali già valutate nella misura cautelare che contengono chiaramente le ammissioni del Mercurio di aver spinto il Monti in mezzo alla strada e i suoi tentativi di impedire a chiunque di usare la parola spinta, contrastano con le dichiarazioni rese nei quattro incidenti probatori, con le consulenze medico-legali e con la consulenza sulla dinamica dell’investimento». E conclude: «Permangono, pertanto, ed anzi si sono aggravati i gravi indizi di reato a carico del Mercurio sia per l’omicidio preterintenzionale che per il reato di tolleranza, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Permangono le esigenze cautelari del pericolo di reiterazione del reato considerata la capacità del Mercurio di interporre persone fedelissime alla sua effettiva gestione dei night club. Permangono le esigenze cautelari del pericolo di inquinamento probatorio in considerazione del proposito di denunciare per falso le testimoni che già hanno reso in sede di indagini, in sede di incidenti probatori o renderanno dichiarazioni a lui contrarie». Così replicano i difensori Gabriele e Alfredo Scaccia: «La difesa replica sommessamente evidenziando la lacunosità e ultroneità di affermazioni contraddittorie prive di sostegno giuridico apprezzabile nella fase dibattimentale. Ai domiciliari vi è un innocente che può rispondere solo ed esclusivamente di eccesso di legittima difesa. Contestazione questa, ove fosse contestata, che porterà Mercurio a patteggiare».
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