Spintonato in strada e investito: domiciliari al gestore del night

Il tribunale del Riesame accoglie il ricorso della difesa, tra un mese l’arrestato potrà lasciare il carcere Il 60enne accusato di omicidio preterintenzionale dovrà portare il braccialetto elettronico
SILVI. Le esigenze cautelari restano, ma per i giudici del Riesame possono essere garantite anche con gli arresti domiciliari. Il 60enne gestore di night Pietro Mercurio – in carcere con la pesante accusa di aver spintonato in strada l’imprenditore 51enne di Città Sant’Angelo Marco Monti poi investito da una macchina – tra un mese lascerà il carcere teramano di Castrogno per gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.
Così ieri mattina ha deciso il tribunale del Riesame dell’Aquila (collegio presieduto da Alessandra Ilari) nell’accogliere il ricorso presentato dalla difesa dell’uomo rappresentata dagli avvocati Alberto Dell’Orletta e Marco Pierdonati.
Un tempo indicato, quello del passaggio di trenta giorni prima della concessione dei domiciliari, che molto probabilmente dipende dal termine stabilito nella custodia cautelare per l’inquinamento probatorio. L’ordinanza di custodia (firmata dal gip Lorenzo Prudenzano) per cui a metà marzo Mercurio è stato arrestato si basa, infatti, sia sul pericolo di reiterazione del reato sia su quello di inquinamento probatorio.
Tecnicismi giuridici a parte, il provvedimento del Riesame scandisce un nuovo passaggio della corposa inchiesta della Procura teramana (pm Laura Colica) che a Mercurio contesta la pesante accusa di omicidio preterintenzionale. Secondo l’accusa tutto sarebbe avvenuto al termine di una lite scoppiata tra i due uomini per questioni legate a una donna che all’epoca dei fatti lavorava nel night club Zeus, il locale di Silvi davanti a cui la notte del 19 aprile di un anno fa avvenne l’incidente mortale.Nell’inchiesta, oltre a Mercurio e al conducente della macchina che resta indagato per omicidio stradale, sono finite sono accusa altre cinque persone per reati che vanno dall’intralcio alla giustizia al favoreggiamento personale. Si tratta di due donne che all’epoca dei fatti lavoravano nel night club e di tre collaboratori del gestore arrestato. Secondo l’accusa alcuni di loro avrebbero assistito ai fatti ma successivamente avrebbero dato delle versioni diverse mentre altri avrebbero aiutato l’arrestato a disfarsi delle immagini del sistema di videosorveglianza. Per gli investigatori, le indagini sono state delegate ai carabinieri, tutti avrebbero innalzato un vero e proprio clima di omertà rendendo ancora più difficoltose le indagini. Una delle due donne indagate, che non è quella contesa, nei giorni scorsi è stata ascoltata nel corso di un incidente probatorio chiesto dalla Procura.
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