Stallo sull’ex fornace Fiore l’acquirente inglese accusa

Martinsicuro, la società non può entrarne in possesso a causa dei rifiuti tossici «La perizia del tribunale ha omesso di dire che era un sito inquinato»
MARTINSICURO. Quella dell’ex fornace Fiore di Villa Rosa è la classica vicenda all’italiana. Nel senso deteriore del termine che, in questo caso, racchiude le inefficienze, le lungaggini, i rimpalli di responsabilità che spesso accompagnano i tortuosi percorsi della burocrazia e della pubblica amministrazione. Insomma quei difetti che ci rendono inaffidabili agli occhi degli stranieri. E a lamentarsene infatti è la società inglese Global management&Commercial Ltd, che nel maggio 2015 si è aggiudicata all’asta l’area della ex fornace dove intende realizzare un complesso turistico-alberghiero per un investimento di 12-14 milioni di sterline. Sempre che riesca ad entrarne in possesso, visto che dopo nove mesi dall’aggiudicazione non ci è ancora riuscita a causa della presenza dei rifiuti tossici nell’area e dell’incertezza su chi debba accollarsi l’onere di bonificarla.
Prima dell’acquisto la società inglese aveva qualche dubbio su questo investimento e non aveva tutti torti. «Le nostre remore e preoccupazioni sulla non affidabilità del sistema paese Italia», si legge in una nota della direzione investimenti della società, «si sono rivelate concrete». A cominciare dal fatto che – sostiene la Global Management&Commercial – nella perizia che accompagnava il bando di vendita veniva omessa «la circostanza del tutto primaria che tale area era stata inserita in una anagrafe regionale di siti ritenuti “potenziali inquinanti” nel 3.3. 2014, quindi ben prima che avvenisse la vendita del 20.5.2015». Dopo essersi chiesta di chi sia la responsabilità di queste gravi omissioni, e ribadendo di aver già speso molti soldi per un investimento di cui potrebbe beneficiare tutta la comunità locale, la società inglese «chiede conto pubblicamente del perché non vengano immediatamente disposte tutte quelle operazioni e procedure necessarie a che siano rilasciate le certificazioni che possano garantire che l’area non sia inquinata e sia in condizione di rispettare tutte le normative in tema di tutela e sicurezza ambientale». La società propone quindi di convocare un incontro con tutte le parti interessate (Comune, Arta, Provincia, Regione, custode e delegati alla vendita nominati dal tribunale) per stabilire chi e con quali modalità debba intervenire sull’area. La società, conclude la nota, non vuole subire «come sempre in Italia, il rinvio delle responsabilità. Non vorremmo essere messi in condizione di dover rinunciare all’investimento, programmato ed impostato, e rivolgere la nostra attenzione verso altre realtà limitrofe». (e.a.)
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