Stangata da 400mila euro sul Ruzzo

3 Giugno 2015

De Gregoris vinse il concorso da direttore ma non fu mai assunto: la Cassazione gli riconosce gli stipendi non percepiti

TERAMO. Dopo il caso della documentazione mancante di una serie di opere pubbliche svolte dal Ruzzo dal 2007 al 2009, torna alla luce un altro caso, questa volta legato a un concorso.

E non di una selezione qualunque, ma di quella, svolta nel 1993, per direttore generale dell’azienda acquedottistica che all’epoca si chiamava Ater. Il concorso era per un contratto a termine della durata di tre anni, appunto, da direttore generale e all’epoca fu vinto da Osvaldo De Gregoris, apprezzato ingegnere teramano. Ma il consiglio d’amministrazione dell'epoca decise d’un tratto di cambiare radicalmente rotta e di non procedere più all'assunzione di De Gregoris, preferendo valorizzare risorse interne. Fu infatti nominato direttore un altro apprezzato ingegnere da tempo in forze all’acquedotto, Domenico Giambuzzi.

Ovviamente De Gregoris decise di impugnare la decisione del cda. Nel corso degli anni si sono svolti tutti i tre gradi di giudizio ed è arrivata la sentenza definitiva della Cassazione, che ha riconosciuto il suo diritto di essere assunto. Per cui adesso il Ruzzo si trova a dover liquidare a De Gregoris gli stipendi di tre anni, più gli interessi, per una somma che arriva a 400mila euro circa.

A risolvere il problema è toccato, anche in questo caso, al presidente Antonio Forlini che sta concordando un pagamento a rate della somma. Nel frattempo De Gregoris ha fatto una carriera nella gestione degli acquedotti, ma non in Abruzzo. Dal 2014 è direttore generale della Sidra, la società idrica del Comune di Catania. L’ingegnere aveva ricoperto lo stesso incarico dall’aprile del 1997 al luglio del 2002. Dopo il 2002 ha curato l’avvio di alcune società italiane di servizio idrico integrato e la redazione di piani industriali nello stesso settore. È stato inoltre, dal 2002 al 2008, direttore operativo di Veolia acqua, filiale italiana di Compagnie generale des eaux, e direttore generale di Sie spa dal 2008.

E’ questo dunque l’ultimo nodo da sciogliere, in ordine di tempo, dopo la grana della documentazione mancante di 905 appalti per un totale di 25 milioni di euro. Per gli appalti di cui non si riuscirà a ricostruire la documentazione il Ruzzo rischia di dover pagare i lavori con il proprio bilancio. Ovviamente di molte opere le famose “pezze d’appoggio” sono state trovate, ma certamente per le non floride casse dell’acquedotto, che si trova a dover gestire un buco di almeno 70 milioni di euro, sia quella degli appalti che quella del concorso ignorato non sono buone notizie. Il presidente Antonio Forlini ha illustrato entrambe le situazioni nelle assemblee dei soci che si stanno svolgendo in questo periodo per esaminare il piano industriale. L’ultima, in cui è prevista la discussione degli indirizzi e la votazione, è stata convocata per il 20 giugno. (a.f.)

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