Stato di agitazione alla Giplast Si teme per trenta posti di lavoro

12 Maggio 2017

Concordato preventivo, l’assemblea dei lavoratori indice uno sciopero che viene poi revocato vista la disponibilità del fondo Vertis a partecipare all’incontro di lunedì in Provincia

GIULIANOVA . Stato di forte agitazione da parte delle maestranze della Giplast con proclamazione di uno sciopero di otto ore per la giornata di lunedì prossimo e contestuale “picchetto” in via Milli a Teramo di fronte alla sede della Provincia. Iniziative poi revocate. Questa la conclusione cui era giunta ieri l’assemblea del personale tenutasi nello stabilimento della zona industriale di Colleranesco da Giampiero Dozzi, segretario della Filctem-Cgil. Nel tardo pomeriggio sempre di ieri è giunta l’assicurazione da parte dell’azienda della partecipazione anche del fondo Vertis al tavolo istituzionale che si terrà lunedì in Provincia con la presenza del sindacato, della rappresentanza sindacale aziendale, del presidente della Provincia Renzo Di Sabatino. E questo ha fatto rientrare la protesta. Rimane proclamato comunque lo stato di agitazione in attesa di sviluppi.
Com’è noto, l’azienda - gravata da più di 20 milioni di debiti - ha richiesto la procedura di concordato preventivo indiretto in continuità ovvero una soluzione che consentirebbe alla Giplast di non bloccarsi, ma di seguitare a produrre. La gestione della stessa dovrebbe passare al fondo Vertis, già presente all’interno della vecchia compagine sociale, e probabilmente con l’ausilio degli stessi Giuseppe e Patrizio Marozzi. I lavoratori dal canto loro chiedono un serio piano industriale che preveda con certezza il riassorbimento delle maestranze e degli addetti al ciclo produttivo sulla scorta di criteri ben individuati e condivisi. E secondo la Filctem le condizioni di riassorbimento non possono ovviamente non tener conto degli aspetti salariali e contrattuali della categoria. Attraverso la procedura ci sarebbe contestualmente il licenziamento di tutti i dipendenti (170 circa) e successiva riassunzione in continuità. Il punto nodale sarebbe proprio questo.
Nell’incontro avuto il 9 maggio a Giulianova tra la proprietà, il consulente aziendale e la rappresentanza sindacale aziendale (Rsa), sarebbe emersa una preoccupante necessità di quantificare una sostanziale percentuale di esuberi in relazione ai volumi produttivi attuali. Sarebbe nell’ordine del 20% (oltre trenta dipendenti) il personale che rimarrebbe fuori dal riassorbimento. Tutte le problematiche che potrebbero scaturire dalla richiesta di concordato preventivo sono state portate ieri all’attenzione dell’assemblea dei lavoratori che, dopo oltre due ore di discussione, ha deciso per la linea dura con sciopero e picchetto trasformati poi in stato di agitazione in attesa delle risultanze che scaturiranno dal tavolo istituzionale di lunedì prossimo. «La presenza del fondo Vertis in Provincia è per noi già un primo importante risultato per il futuro dei lavoratori», commenta Dozzi.
Alfonso Aloisi
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