Stenotipisti nei tribunali, protesta a Roma

19 Gennaio 2024

Fonici e trascrittori forensi manifestano davanti alla Cassazione: basta precarietà, vogliamo certezze

TERAMO . Sono partiti dall’Abruzzo, con una rappresentanza teramana, per protestare davanti alla sede della Corte di Cassazione a Roma. Si è tenuta ieri, in piazza Cavour, la manifestazione organizzata fonici e trascrittori forensi, impegnati nelle aule dei tribunali. In 300, provenienti da tutta Italia, si sono presentati con cartelli in cui hanno espresso tutto il loro malcontento con slogan come: «I fantasmi si sono materializzati. Basta giocare, lasciateci lavorare» o anche: «Ora basta, è ora di mettere fine alla precarietà. Che il ministero riconosca l'importanza e la delicatezza del nostro lavoro che svolgiamo con competenza e professionalità per il bene della collettività».
Il messaggio è stato chiaro: «Scioperiamo oggi perché volgiamo continuare a lavorare domani», hanno scandito gli stenotipisti. «Siamo la voce della giustizia, il suono della verità», hanno scritto sui loro cartelli, «non volgiamo ridurci così… ad aspettare che il ministero ci risponda:internalizzazione subito!». Loro, circa 1.500 lavoratori di cui 200 abruzzesi, si definiscono «i fantasmi dei tribunali» e chiedono ormai da tempo di uscire dalla condizione di precarietà in certezza nel quale sono relegati. A sostenerli nella protesta, partecipando al presidio davanti alla sede della Cassazione, che dalle 10 si è protratto fino alla tarda mattinata, c’erano i rappresentanti delle sigle sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti «In piazza eravamo circa 300 da tutt’Italia, circa 25 dall’Abruzzo», racconta Deborah Di Lauro, stenotipista di Teramo della Filcams, «abbiamo inscenato dopo mesi di tentativi per avere risposte dal ministero della Giustizia sull’internalizzazione di tutti noi e sulla possibilità perlomeno di affiancare il software che automatizzerebbe il nostro lavoro a spese dell’accuratezza, della fedeltà e della tempestività: possiamo aiutare il programma a funzionare, perché la macchina non potrebbe sostituirci efficacemente, dovrebbe esserci qualcuno dietro il monitor che non può essere un semplice correttore di bozze. Quindi siamo pronti ad applicare la Riforma Cartabia ma con questi accorgimenti e con queste certezze», conclude Di Lauro.