Stipendi non pagati, in piazza i lavoratori di due case di riposo

24 Giugno 2022

Si tratta di 200 dipendenti delle coop affidatarie dei servizi sanitari sociali e di ristorazione Acceso diverbio tra il sindacalista della Cgil Pettinaro e il sottosegretario regionale D’Annuntiis

TERAMO. Dodici milioni di debiti, duecento lavoratori con il fiato sospeso e uno sciopero come sintesi pubblica di una situazione complessa che potrebbe finire con la chiusura delle case di riposo dell'Asp1.
Ieri mattina in largo San Matteo, dinanzi alla prefettura, hanno palesato la loro protesta i dipendenti delle cooperative affidatarie dei servizi sanitari-sociali e di ristorazione delle strutture De Benedictis di Teramo e Rozzi di Nereto. Con loro, Cgil, Cisl e Uil, da mesi impegnati a denunciare le criticità dell'Asp1 che gestisce le case di riposo per conto della Regione Abruzzo. L'enorme debito accumulato (che ha spinto al commissariamento) e l'assenza di sostegni economici da parte della Regione, vedono sistematici ritardi nei pagamenti degli stipendi dei lavoratori «stanchi ed esasperati da parole e promesse che non hanno portato a nulla», hanno detto in piazza i sindacati tornando ad invocare attenzione politica e interventi rapidi per scongiurare la chiusura delle strutture.
Questa ipotesi, così estrema, appare purtroppo verosimile ai sindacati e ai lavoratori. «Il prefetto, che ben conosce la situazione, ha detto che il rischio di chiusura per le case di riposo è concreto vista la situazione», ha detto Mauro Pettinaro della Cgil, «questo sciopero vuole essere un nuovo appello alle istituzioni e ai portatori di interesse affinché si intervenga per evitare che il territorio perda delle strutture così importanti. Ci sono famiglie in apprensione e la politica, ad oggi, è rimasta sorda facendo poco o nulla», ha aggiunto il sindacalista che durante la protesta ha avuto un acceso confronto con il sottosegretario alla Regione Umberto D'Annuntiis che si trovava per mera coincidenza in largo San Matteo.
Invitato dai sindacati a intervenire, D'Annuntiis si è detto disponibile a farsi portavoce col competente assessorato delle istanze dei lavoratori spiegando di non conoscere a fondo la situazione, di non essere stato informato dell'iniziativa di piazza, di non condividere certe modalità di confronto su un problema «che arriva da lontano e non è degli ultimi mesi», ha detto il sottosegretario.
Parole che hanno indispettito manifestanti e sindacalisti: Pettinaro ha replicato duramente, ricordando al sottosegretario come la Regione sia da sempre al corrente delle condizioni delle case di riposo e che «siamo qui per uno sciopero perché ci sono persone senza stipendio, non abbiamo invitato nessuno ma se vediamo un rappresentante delle istituzioni ci pare normale coinvolgerlo. Fare polemica non serve a nulla, cerchiamo invece di capire quale è la soluzione», ha detto il sindacalista. Fra i rappresentanti delle istituzioni coinvolti ci sono stati anche il sindaco di Teramo Gianguido D'Alberto e il consigliere regionale del Pd Dino Pepe: entrambi hanno espresso solidarietà ai manifestanti, dando la propria disponibilità per la risoluzione della vicenda. Una delegazione di lavoratrici è stata ricevuta dal prefetto che si è impegnato a convocare un tavolo entro il 30 giugno con i portatori di interesse: dalla Regione, col presidente Marco Marsilio e gli assessori Nicoletta Verì e Pietro Quaresimale, fino alle cooperative che gestiscono i servizi. «Il prefetto ha detto che farà di tutto affinché questa situazione trovi uno sbocco positivo. Altrimenti non resta che chiudere: questo significherebbe mandare i nonnini e più di duecento lavoratori a casa. Affinché ciò non avvenga, il prefetto ha garantito il suo massimo impegno», hanno riferito le lavoratrici dopo l'incontro in prefettura. La battaglia per la salvaguardia delle case di riposo non si ferma: il prossimo passo, hanno annunciato i sindacati, sarà il consiglio regionale dove si vuole portare la protesta a stretto giro.
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