Storica villa stile liberty: la Corte d’appello ha annullato la vendita

L’immobile del valore di due milioni era stato pagato 200mila euro Accolto il ricorso dell’allenatrice Piccioni, la figlia della proprietaria
GIULIANOVA. La storica villa stile liberty di viale Orsini, del valore di mercato di 2 milioni euro, nel 2007 era stata venduta a 400mila euro poi ridotti a 200mila: la Corte d’appello dell’Aquila ha ribaltato la sentenza civile di primo grado, dichiarando nullo l’atto di vendita del villino che torna in mano a Maria Cristina Piccioni, nota allenatrice di pattinaggio, figlia della proprietaria Lavinia Meloni Tritapepe che è deceduta qualche tempo fa. La sentenza è stata emessa dal collegio presieduto dalla giudice Carla Ciofani con i giudici Andrea Dell’Orso e Giuseppe de Falco. La Piccioni, che ha impugnato l’atto di compravendita dopo la morte della mamma, è stata rappresentata dall’avvocato Marcello Cartone.
Nel 2007 il villino era stato venduto da Lavinia Meloni Tritapepe, donna molto conosciuta in città, per 400mila euro e, tre giorni dopo, era stato stipulato un altro contratto di compravendita con una cifra di poco inferiore a 200.000 euro. «Nel caso di specie», si legge nella sentenza, «non è in contestazione che, successivamente alla stipula del contratto, tra il 2009 e il 2011, è stato accertato come la venditrice fosse affetta da vizio mentale, caratteristico di una patologia neurodegenerativa. Ciò avveniva già nel 2009, quando alla venditrice veniva riconosciuta dalla Asl di Teramo un’invalidità al 100 per ceno, che poi consentiva di accedere all’indennità di accompagnamento secondo apposito giudizio della commissione competente nel 2010, e quindi all’amministrazione di sostegno nel 2011. Già nel 2009-2010, appena due anni dopo la stipula del contratto di compravendita, viene evidenziato un processo progressivo di demenza, aggravato da Alzheimer. L’esistenza di complicazioni vascolari a livello cerebrale o i processi di evoluzione della demenza sono, normalmente, processi graduali, e quindi non è affatto implausibile che, già al momento della compravendita, esso fosse già in atto».
Alla firma dell’atto di compravendita Maria Cristina Piccioni, nota allenatrice di pattinaggio che ha portato al titolo mondiale la campionessa Debora Sbei, aveva accompagnato la madre Lavinia e, nella sentenza di primo grado, il giudice ha obiettato alla stessa Piccioni di aver impugnato l’atto solo nel 2012, nonostante fosse presente al contratto del 2007 e consapevole delle condizioni psichiche della madre. «Che la figlia accompagnasse la madre, proprio per le condizioni psichiche instabili in cui lei stessa si trovava», continua la sentenza della Corte d’appello, «è comprensibile, tanto che non molto tempo dopo, nel 2009, sarebbe stata accertata la totale invalidità della signora Tritapepe. Ma questo non significa che la signora Piccioni fosse in grado in influenzare o condizionare le scelte della madre che, come dalle testimonianze raccolte, aveva un carattere affatto indipendente e, comunque, spesso affetta da improvvisi scatti d’ira. Non ha alcun peso poi la considerazione meramente fattuale, e su cui effettivamente possono giocare infinite motivazioni, per cui la signora Piccioni si sarebbe decisa a impugnare la compravendita solo nel 2012». Il villino di viale Orsini sud, dunque, torna nella disponibilità di Maria Cristina Piccioni. Per la restituzione della somma ed altre incombenze, però, si dovrà decidere in un’altra sede.
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