Strappa il tricolore, a processo per vilipendio
Rinviato a giudizio il 50enne che l’anno scorso incendiò il portone dell’ufficio del suo legale
TERAMO. L’anno scorso, proprio di questi tempi, nel giro 24 ore diede fuoco al portone dello studio del suo avvocato, si denudò davanti agli uffici della questura e strappò la bandiera issata al tribunale. Un anno dopo Michele Iacobbe, 50 anni di cui gran parte trascorsi tra carceri di mezza Italia per reati di vario genere molti dei quali collegati allo spaccio, è stato rinviato a giudizio dal gup Roberto Veneziano per vilipendio e danneggiamento alla bandiera e incendio. L’uomo, nel corso di un accertamento medico, è stato dichiarato parzialmente capace di intendere e di volere. Il 50enne, proveniente dalla Puglia ma all’epoca dei fatti da tempo residente a Teramo, qualche anno fa aveva finito di scontare una delle ultime condanne per cumulo di pena ed era tornato in libertà. Nel suo passato una permanenza all’ospedale psichiatrico di Secondigliano (oggi chiuso come tutti gli altri Opg) dopo una valutazione di persona socialmente pericolosa.
L’anno scorso, proprio di questi giorni, l’uomo prima si presento all’ingresso del tribunale, molto probabilmente con l’intento di avvicinare quel giudice che nel 2013 lo aveva condannato per rapina. Il servizio di vigilanza all’ingresso di palazzo di giustizia intuì subito e non gli permise neanche di entrare. Lui, per vendicarsi, strappò un pezzo del tricolore issato all'esterno del tribunale. Fu solo l’inizio. Nel pomeriggio della stessa giornata si presentò in questura e si denudò all’esterno degli uffici. Venne portato dalla polizia in ospedale e dimesso dopo un controllo in psichiatria. L’uomo successivamente incendiò il portone dello studio del suo legale Luigi Ranalli, che lui stesso in alcune delle tante lettere che gli aveva scritto aveva definito «la sua famiglia». Prima udienza del processo a giugno.(d.p.)
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