Strisce blu, appello all’Europa: «Debiti ingiusti, vanno cassati»

13 Maggio 2023

Il presidente Tercoop Iachini annuncia il ricorso alla Corte di giustizia sui costi della vecchia gestione Il Comune vuole 73mila euro per tassa sui rifiuti, occupazione di suolo pubblico e spese di contenziosi

TERAMO . La Tercoop si appella alla Corte di giustizia europea per i debiti nei confronti del Comune. Sarà esaminato entro fine mese dal tribunale con sede a Lussemburgo il ricorso presentato, tramite l’avvocato Francesco Calcagni, dalla cooperativa sociale che per oltre vent’anni ha gestito i parcheggi a pagamento in centro storico. Ad annunciarlo è il presidente Leo Iachini che ripercorre le tappe della vicenda.
«Alla richiesta di 43mila euro di Tari pervenuta nei mesi scorsi per qualche etto di carta al giorno di rifiuti, si è aggiunto un sollecito per il saldo di 20mila euro di spese legali, la metà di interessi, per una ingiusta sentenza del Tar Abruzzo confermata dal Consiglio di Stato», afferma, definendo inevitabile dunque la presentazione dell’appello. «Ai 63mila euro pretesi da una cooperativa sociale, dissanguata finanziariamente per un’interpretazione vessatoria e illegittima del contratto, dall’ufficio tributi del Comune a ridosso delle elezioni è arrivata una terza ingiunzione di pagamento con preavviso di riscossione forzosa, per diecimila euro di Cosap che mancavano al milione e 200mila già versato nel corso dell'ultimo appalto e serviti a pagare gli stipendi al personale come da obbligo contrattuale, dopo aver informato l’amministrazione della scelta obbligata», evidenzia Iachini, «adesso intendono pignorare i modesti stipendi e le scarne pensioni dei soci Tercoop?».
Il presidente rende nota un’altra iniziativa. «A seguito di questo accanimento, a tutela dei soci che ancora rappresento ho inoltrato al protocollo comunale una richiesta di accesso agli atti, per sapere se ai gestori del piano a raso di piazza Dante è stato richiesto un canone per gli anni di gestione successivi all'avvenuto risarcimento dal 2019 al 2023», spiega, «dopo il fatidico mese di attesa la risposta scritta: “I dati richiesti rientrano in uno dei divieti di accesso e di divulgazione previsti dalla legge e in particolare dall'articolo 24 della legge 241/1990 e per le motivazioni indicate la sua richiesta non può trovare accoglimento". Quali danni potrebbe comportare al privato sapere se il Comune ha fissato o meno un canone che dovrebbe essere pubblico non è dato sapere».
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