Strozzato da due usurai, li fa arrestare

Imprenditore in difficoltà s’indebita prima con un napoletano, poi con un rom di Roseto. E chiede aiuto ai carabinieri
MARTINSICURO. «Ti prendiamo... ti portiamo a Scampia e ti tagliamo a pezzi». La minaccia intercettata dai carabinieri era rivolta ad un imprenditore di Martinsicuro finito in un giro di usura. I debiti contratti fuori dall'attività professionale avevano messo sul lastrico la vittima che, per questo, si era rivolto prima a Gennaro Fini, 52 anni, napoletano residente a Martinsicuro, e poi, non potendo far fronte al prestito con interessi applicati superiori al 200 per cento, a Claudio Saccia, 37 anni, di etnia rom, di Roseto degli Abruzzi, il quale avrebbe preteso la restituzione della somma applicando un tasso pari a circa il 500 per cento. Tutto questo per un prestito iniziale di soli 10mila euro. La minaccia tutt'altro che velata ha intimorito l'imprenditore (che conosceva i suoi presunti strozzini) il quale si è rivolto ai carabinieri dalle cui indagini sono emersi indizi pesanti che hanno fatto scattare, ieri mattina, l'arresto di Fini e Saccia, accusati entrambi di usura continuata e il primo anche di tentata estorsione aggravata. A firmare il provvedimento restrittivo è stato il gip di Teramo, Giovanni de Rensis, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Stefano Giovagnoni. L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore capo Antonio Guerriero mentre le indagini sono state condotte dal nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Alba Adriatica diretto dal luogotenente Gregorio Camisa e coordinate dal maggiore Emanuele Mazzotta.
La vicenda ha avuto inizio nell'estate 2016 quando l'imprenditore, in temporanea difficoltà economica, si era rivolto a Fini chiedendogli un prestito di diecimila euro. Il presunto usuraio gliene avrebbe consegnati solo 8.500 trattenendosi 1.500 euro come anticipo rata-interessi, ricevendo anche un assegno di 10mila euro a garanzia. Pressato dal debito che non riusciva a onorare, l'imprenditore truentino si era rivolto, a distanza di qualche tempo, ad un’altra sua conoscenza, Claudio Saccia (che era agli arresti domiciliari). A lui avrebbe chiesto due prestiti da 10mila euro ricevendone complessivamente solo 14mila in quanto seimila gli erano stati trattenuti a titolo di interesse anticipato. Inoltre, la vittima dell'usura avrebbe consegnato a Saccia un assegno a garanzia di 25mila euro e per di più venduto una moto del valore di 14mila euro ricavandone soli tremila. Il tasso usurario, nel secondo caso, è stato superiore al 500 per cento. L'imprenditore stava anche per vendere la propria auto di grossa cilindrata. Le indagini dei militari vibratiani sono durate un mese. Pedinamenti, intercettazioni, videoregistrazioni hanno composto il corredo indiziario che ha mosso la Procura a promuovere l'inchiesta fino alla firma delle ordinanze di custodia cautelare in carcere.
Nell'inchiesta c'è un terzo indagato, libero, che in concorso con Fini (che ai carabinieri ha poi consegnato l'assegno di diecimila euro ricevuto dall'imprenditore) avrebbe assunto un ruolo nella vicenda.
Alex De Palo
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