Stupro di gruppo a Nereto, assolto il secondo imputato

La ragazza lo aveva indicato come colui che la teneva ferma mentre un altro (condannato in precedenza) la violentava
NERETO. Non aveva partecipato allo stupro di gruppo, almeno non in maniera attiva. Lo hanno stabilito i giudici del tribunale di Teramo che ieri hanno assolto – con la formula “per non avere commesso il fatto” – un albanese di 26 anni, Gramoz Ngjiela, accusato di violenza sessuale in concorso con altre due persone. Lo stupro avvenne nell’anfiteatro di Nereto nel 2012, quando una ragazza, all’epoca 17enne, venne aggredita da tre persone e violentata. Per quella drammatica vicenda è stato già processato e condannato in via definitiva a 7 anni e 6 mesi di reclusione Youssef Sardy, un giovane marocchino che avrebbe agito insieme ad altre due persone. Di una di queste si sono perse le tracce fin da subito, né la ragazza è stata mai in grado di identificarlo con certezza. L’altro sarebbe stato Ngjela, almeno secondo le accuse della 17enne, che in una precedente udienza del processo aveva dichiarato: «Lui (Ngjela, ndr) mi bloccava, l’altro mi violentava». Un’accusa diretta e precisa sulla base della quale il pubblico ministero Laura Colica ha chiesto per l’albanese una condanna a 6 anni di reclusione. Non è stato questo, però, l’avviso dei giudici del tribunale (presieduto da Flavio Conciatori, a latere Franco Tetto ed Enrico Pompei) che non ha ritenuto comprovata la partecipazione alla violenza da parte del 26enne albanese – difeso dall’avvocato Nello Di Sabatino – e lo ha assolto.
Il caso giudiziario ebbe inizio quando la ragazzina venne spinta dai familiare a denunciare le violenze il giorno che la videro tornare a casa con il naso sanguinante e le ginocchia ferite. La ragazza aveva raccontato di essere diventata la vittima abituale di un gruppetto di stranieri, un marocchino e due albanesi, che risiedevano o frequentavano Nereto. Una sentenza definitiva afferma che la violenza c’è stata e ne ha individuato il principale responsabile: sul conto degli altri due, invece, deve essere ancora fatta chiarezza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

