Supera il colloquio, comunica «sono incinta» e l’assunzione sfuma

25 Maggio 2024

È accaduto a un’ingegnera. E un’altra ditta impone a una dipendente di non avere più figli se vuole seguire un corso per avanzare di livello

TERAMO. L'orizzonte della parità di genere, verso il quale la società sembra voler remare, si sfalda completamente quando irrompe la realtà col suo carico antico di pregiudizi e discriminazioni. Una realtà che nel mondo del lavoro considera la gravidanza un ostacolo e una donna in età fertile un potenziale rischio per l'azienda. Così accade che un'ingegnera non venga assunta perché incinta e una brava dipendente debba garantire di non fare figli per poter ottenere uno scatto di carriera. Due episodi distinti accaduti nel Teramano a distanza di pochi giorni e resi noti dalla Cisl che danno la misura di quanto sia lungo e in salita il percorso culturale e imprenditoriale che deve essere fatto in tema di diritti delle donne e di diritto al lavoro.
Il primo caso riguarda Monica (nome di fantasia), 30 anni, ingegnera in un'azienda dell'entroterra dove però sta per concludere il suo percorso professionale in concomitanza con la fine dei progetti legati al Superbonus. Alcune settimane fa Monica inizia perciò a cercare un nuovo impiego: il suo curriculum viene subito preso in considerazione da una grande e solida impresa teramana. La donna ha i titoli giusti, l'esperienza necessaria e il colloquio di lavoro termina con la garanzia verbale dell'assunzione. L'ingegnera scopre, dopo pochi giorni da quel colloquio, di aspettare un bambino: spinta da senso di correttezza e responsabilità comunica la sua condizione all'azienda dove avrebbe dovuto iniziare a lavorare, ottenendo come risposta un «auguri: ci vediamo fra un anno e mezzo». Niente più impiego. «Una discriminazione inaccettabile», commenta Marco Boccanera, sindacalista della Fim Cisl di Teramo, «una professionista titolata e preparata liquidata perché ha riferito di essere di essere incinta. È incredibile che un comportamento così corretto venga ripagato da un'azienda di alto livello in questo modo. La gravidanza come un problema, come motivo di emarginazione lavorativa, come ostacolo alla realizzazione personale e professionale di una donna. Questa giovane donna mi ha raccontato quanto le è accaduto fra le lacrime», prosegue Boccanera sottolineando che «oggi il mondo del lavoro è cambiato: tecnologia e smartworking consentono nuove modalità di impiego soprattutto per professioni come quella di Monica. Ma è evidente che ci sono forti resistenze e vecchi retaggi».
Il sindacalista riferisce anche di un altro recente episodio accaduto a una donna, già madre di un bambino, impiegata da tempo in un'altra ditta teramana. «Si tratta di una lavoratrice preparata, precisa e affidabile. Tanto che i titolari le hanno proposto di seguire un corso finalizzato a un avanzamento di carriera a patto che dia garanzie di non avere un secondo figlio», racconta Boccanera, «questa lavoratrice non sa se intende avere un secondo figlio oppure no, ma il ricatto al quale è stata sottoposta l'ha spinta a rifiutare subito la proposta. E siamo di nuovo sul punto dei diritti: le donne non hanno diritto alla maternità. Questo è un dato di fatto. Perché se scelgono di diventare mamme troppo spesso viene loro impedito di lavorare, di progredire, di crescere: la cosa grave è che questi problemi si stanno verificando con sempre maggiore frequenza. Sii diritti delle donne è di arretratezza: si stanno facendo passi indietro ed è allarmante», conclude Boccanera.
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